Sono saliti a oltre tremila i partecipanti al corteo di Torino contro le nuove regole, introdotte dal governo, sull’utilizzo del Green pass. “Non siamo no vax, siamo per la libertà di scelta”, sottolineano i manifestanti. Mentre dal corteo di tanto in tanto si levano insulti diretti al premier Draghi, al ministro Speranza e ad alcuni virologi.

“Non siamo qui per negare il Covid, la nostra è una battaglia per i diritti civili” sottolinea qualcuno mentre sfila da piazza Castello a piazza Vittorio. Mentre due giovani bariste spiegano: “siamo qui per difendere il nostro lavoro. Chiedere il green pass per entrare nei locali significa che più nessuno entrerà”.

“Non sono no vax, sono realista, pago le tasse, non mi possono chiudere in casa”, sottolinea un’operatrice ecologica giunta nel capoluogo piemontese dalla provincia. Mentre un pensionato settantenne mostra sul telefonino la pre-adesione al vaccino e dice “mi sono iscritto a maggio e ancora non mi hanno chiamato. Non sono quindi io che non mi voglio vaccinare”.

In piazza contro il green pass anche tanti gruppi organizzati, tra cui Torino Tricolore

Questo pomeriggio anche Torino Tricolore ha partecipato alla manifestazione contro il “Green Pass“ in piazza Castello. Protesta che è replicata in tutte le grandi città italiane.

“Dopo le restrizioni alle quali siamo sottoposti da quasi due anni, ancora una volta il Governo mira a limitare la nostra libertà. Proprio per questo abbiamo aderito alla manifestazione – dichiara Matteo Rossino responsabile di Torino Tricolore -. E non siamo disposti a chinare la testa, faremo sentire la nostra voce!”

“Gli imprenditori che hanno pagato a caro prezzo queste politiche liberticide stavano iniziando a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel – continua Matteo Rossino – e sono stati subito stroncati da questa follia del ‘green pass’, senza dimenticare che alcune categorie non lavorano da circa due anni e sono state dimenticate da uno stato a dir poco criminale.”

“In assenza di un obbligo vaccinale è inconcepibile introdurre queste restrizioni, non si tratta di essere pro-vax o no-vax, si tratta semplicemente di buonsenso. Non può essere la limitazione delle libertà personali – conclude Matteo Rossino – diritto garantito dalla nostra carta costituzionale, la linea guida per imporre la vaccinazione di massa.”

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