(Adnkronos) –
Lo chiamano il “Duca di Milano” e oggi, proprio nella sua città del cuore, ha dimostrato perché Ernia un appellativo del genere se lo merita. Dopo un giro per i palazzetti d’Italia, stasera è tornato a casa, tra il suo ‘primo’ pubblico. Milano, la città dove è cresciuto, dove si è esibito per la prima volta davanti a 50 persone. Oggi, cinque album dopo, Matteo Professione canta in un Unipol Forum di Assago stracolmo. Di gente, certo. Ma anche di ospiti.
Sembra ormai un rituale: compri un biglietto per un concerto rap e ti ritrovi dentro una festa tra amici. Questa sera Ernia ha voluto al suo fianco gli affetti di sempre e quelli nuovi. Un via vai continuo tra vecchia e nuova scena, da Fabri Fibra a Kid Yugi, passando per Lazza e Tedua. Nessuno mancava a quella che lui stesso ha definito la sua festa. E quella che noi possiamo definire la sua consacrazione dopo anni di carriera. Anni di rap nudo e crudo, nato nelle periferie milanesi e arrivato fino al palco di uno dei palazzetti più importanti d’Italia. Ernia sorride, si inchina, si gode il momento. È felice. È grato.
Entra con una certa ‘aura’, scomodando i tifosi di Jannik Sinner. Prima ancora della prima nota, cattura tutta l’attenzione. Total black: giacca di pelle, scarponcini e il suo immancabile codino. Sì, esatto, che aura. Canta, ma soprattutto racconta. Perché prima di essere un rapper è un narratore di realtà. Nei suoi testi si leggono un passato turbolento, legami familiari complessi, dolore e voglia di riscatto. Ernia parla e il pubblico ascolta.
Il palco del ‘Solo per amore tour’ prende forma in un concept narrativo ambientato in un’aula di tribunale. Un processo penale in corso: c’è un giudice, un avvocato difensore e lui, l’imputato. Ernia. Forse un modo per mettersi a confronto con sé stesso, con ricordi che affiorano come prove lungo un percorso interiore. Uno schiaffo alla realtà, ma anche un invito a entrare nella sua maturità artistica.
C’è una scaletta, sì. Ma non è un semplice elenco di canzoni: è un percorso. I suoi testi diventano una dedica continua. Parla a sé stesso, si rimprovera, si assolve.
Il cuore dello show ruota attorno a una domanda: dove sta l’equilibrio tra soldi e amore? Ognuno ha la sua risposta, forse. O forse no. Ernia, intanto, prova a cercarla.
E poi arriva il colpo. Secco. Dritto allo stomaco. Ernia mette a nudo quello che forse è il dolore più grande della sua vita e lo trasforma in uno dei momenti più potenti dello show. Le luci si abbassano, il Forum rallenta il respiro, le voci si fanno un sussurro. ‘Buonanotte’ è una dedica alla bambina mai nata. Lui canta seduto, alle spalle una rosa bianca. “Se fossi stata femmina ti avrei chiamata Sveva”. Un nome che oggi è realtà: un anno fa è diventato padre, proprio di una bambina. Sveva.
All’inizio ci sono i traumi, le insoddisfazioni, i rapporti familiari. C’è Matteo figlio. Poi arriva Matteo padre. E con lui, la gratitudine. È qui che sta la vera maturità: non solo nel disco, ma nella prospettiva nuova che la paternità gli ha dato. E alla fine, è la gratitudine a restare.
Gli ospiti, dicevamo. Tanti, tantissimi. Amici, colleghi, pezzi di strada condivisa. Ma come in ogni festa che si rispetti, non c’è conclusione senza il ‘dolce’. Sulle note di ‘Da denuncia’ entra Marracash. Due mondi che si incontrano, due periferie che si ritrovano allo stesso incrocio: QT8 e Barona. Il Duca di Milano e il King del rap. Più che un featuring, un punto di svolta. ‘Ingiocabili’, verrebbe da dire, tornando ai paragoni con Sinner. Ed è esattamente quello che hanno dimostrato sul palco di Assago.
Per soldi o per amore? Ernia se lo chiede. Forse una risposta non c’è. O forse sì, ma non serve. Perché questa sera conta altro. Il Duca è tornato a casa. E lo ha fatto nel modo migliore possibile.
“Non ti sei mai premiato un giorno per i tuoi traguardi”, canta in ‘Per te’. E forse Matteo Professione, stasera, si è fermato un attimo e si è guardato dentro per dirsi, semplicemente: bravo.
Bravo, Ernia.(di Marica Di Giovanni)
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