(Adnkronos) – Prende piede l’ipotesi di rinnovare Il taglio delle accise sul carburante che scadrà il 7 aprile. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti concordanti della maggioranza, la proroga della misura appare inevitabile visto il perdurare della guerra contro l’Iran che spinge al rialzo le quotazioni del petrolio. Da Forza Italia alla Lega a Fratelli d’Italia c’è diffuso consenso sulla necessità di estendere fino a fine aprile la riduzione di 24,4 centesimi al litro su benzina e diesel e da 12 cents su gpl introdotta con il Dl Carburanti varato dal governo il 18 marzo e valido per 20 giorni, dal 19 marzo al 7 aprile appunto. Resta il nodo delle coperture, che si incrocia con la partita del taglio delle risorse di Transizione 5.0, contestato da Confindustria e dalle altre confederazioni.
Il decreto sarebbe lo strumento più indicato per prorogare il taglio delle accise e renderlo effettivo dall’8 aprile. Un Cdm in merito, a quanto si apprende, potrebbe essere convocato già questo venerdì oppure dopo la pausa pasquale ma al momento però non ci sono conferme ufficiali. Più improbabile l’intervento con un emendamento al dl Carburanti in esame in Senato perchè la modifica sarebbe soggetta ai tempi della conversione.
Sul caro-energia e non solo si sono confrontati ieri la stessa premier e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiamato al difficile compito di far quadrare i conti in una fase di rinnovate incertezze per le crescenti tensioni geopolitiche. Un equilibrio sottile, da trovare proprio quando l’Italia era ad un passo dal riportare il deficit sotto il 3% del pil, ed uscire dalla procedura Ue con il beneficio poi di avere più flessibilità sui vincoli di spesa. Ma gli effetti economici della guerra contro l’Iran cambiano le carte sul tavolo per tutti i partner Ue ma per l’Italia in particolare (per la dipendenza energetica e per il fatto che il 20% delle manifatture è in mano a industrie energivore). Da qui l’esigenza di risposte “mirate, temporanee e basate su un approccio condiviso, tenendo a mente l’impatto della crisi nei diversi Paesi”, come ha detto ieri Giorgetti al G7 finanziario. Da qui la proposta dello stesso ministro all’Eurogruppo dello scorso 9 marzo di valutare l’adozione di misure straordinarie – come per la guerra in Ucraina nel 2022 – per bloccare i prezzi energetici prima dell’effetto domino dei rincari sui beni di consumo.
In attesa che l’Ue batta un colpo, prorogare il taglio delle accise fino a fine aprile costerebbe almeno 500 milioni (la prima fase è costata 528 mln circa). Tra le ipotesi quella di attingere dal fondo di 1,3 mld previsto dalla Legge di Bilancio per il Piano Transizione 5.0, al quale poi sono stati destinati ‘solo’ 537 milioni, tra la raffica di proteste di Confindustria e i settori produttivi. Resterebbero 760 milioni. Una doppia partita quella tra le misure contro il caro-carburante e il taglio al 35% degli incentivi alle imprese che avevano già investito nel piano (le cosiddette ‘esodate’) che vede il governo impegnato su due fronti, avendo a disposizione risorse sempre troppo esigue. Un ulteriore passaggio è atteso domani al tavolo al Mimit con le categorie. Parlando a Cernobbio nei giorni scorsi Giorgetti si era detto pronto all’ascolto delle categorie sottolineando che bisognava però decidere se intervenire a favore delle imprese energivore, o per l’autotrasporto o per le accise. (di Luana Cimino)
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