Lunedì 18 gennaio 2021 la Lega ha presentato in Consiglio Comunale a Rivoli una mozione riguardante “i rischi della cultura gender”. Un tema che preoccupa particolarmente molti genitori, che hanno chiesto l’intervento delle Istituzioni.

Il Consigliere Comunale Manuela Mancin (Lega) ha dichiarato che “con questa mozione non si vuole giudicare i gusti sessuali di nessuno, che nell’età della consapevolezza sappiamo possono anche mutare, ma di certo, questo processo non lo si può e non lo si deve indurre condizionando e inculcando, nelle delicate menti dei bambini, dei concetti che null’altro possono fare se non confondere e ingenerare delle insicurezze sulla loro identità più profonda creando altresì dei gravi disorientamenti psicologici proprio nel periodo più delicato in quanto soggetto ad un naturale condizionamento esterno. Ovviamente l’opposizione non perde occasione per strumentalizzare gli argomenti trattati nelle mozioni e ordini del giorno presentati dalla Lega in Consiglio Comunale, ma così facendo creano caos e confusione nei cittadini. Basta utilizzare i bambini per fare una strumentalizzazione politica”.

Alla mozione hanno votato a favore la Lega e Forza Italia, contrari il Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Gruppo Misto. Durante la votazione il Sindaco Tragaioli è uscito dall’aula, quindi non votando il testo. Questo gesto ha creato molti malumori nell’elettorato del centro-destra che iniziano a rimproverargli un atteggiamento troppo accondiscendente verso l’opposizione.

Il testo della mozione presentata dalla Lega in Consiglio Comunale

“All’ombra di concetti assolutamente condivisibili come la parità di sesso tra maschio e femmina con le pari opportunità, la lotta al bullismo e alla violenza di ogni genere, si nascondono dei rischi e delle preoccupazioni che, come eletti di questa Città, dobbiamo rendere noti e stigmatizzare. Da tempo infatti si sente parlare della cosiddetta “cultura gender” che in alcune scuole italiane si è insinuata nei programmi didattici.

La suddetta teoria sostiene che:

  • «L’identità sessuale di un individuo non viene stabilita dalla natura e dall’incontrovertibile dato biologico ma unicamente dalla soggettiva percezione di ciascuno che sarà  libero di assegnarsi il genere percepito, “orientando” la propria sessualità secondo i propri istinti e le proprie mutevoli pulsioni. È il genere che stabilisce, in ultima analisi, l’identità sessuale di un individuo. Non si è uomini e donne perché nati con certe identità fisiche, ma lo si è solo se ci si riconosce come tali. Non ci sono maschi e femmine ma ci sono semplicemente uomini, liberi di assegnarsi autonomamente il genere che percepiscono al di là del loro sesso naturale. La parola chiave del gender è “decostruire”, ossia smantellare un sistema di pensiero considerato obsoleto e oramai fuori tempo.»

In sostanza si vorrebbe che le categorie di MASCHI e FEMMINE diventassero dei vecchi clichés, delle categorie mentali superate, inadatte a rappresentare la complessità sociale moderna e che per questo dovrebbero essere rimosse.

Con questa mozione non si vuole giudicare i gusti sessuali di nessuno, che nell’età della consapevolezza sappiamo possono anche mutare, ma di certo, questo processo non lo si può e non lo si deve indurre condizionando e inculcando, nelle delicate menti dei bambini, dei concetti che null’altro possono fare se non confondere e ingenerare delle insicurezze sulla loro identità più profonda creando altresì dei gravi disorientamenti psicologici proprio nel periodo più delicato in quanto soggetto ad un naturale condizionamento esterno.

Nell’ottica di un discorso preventivo e senza ovviamente volersi sostituire al lavoro degli insegnanti e degli operatori formativi delle scuole cittadine, crediamo non ci si debba sottrarre ad uno dei doveri che il nostro ruolo di eletti ci impone e cioè vegliare sull’educazione di coloro i quali saranno i rivolesi di domani, segnalando sommessamente a tutto il mondo scolastico che l’educazione alla parità tra i due sessi, l’educazione sessuale, la lotta al bullismo e alla violenza, sono temi fondamentali ma che non devono mai mettere in discussione l’incontrovertibile identità biologica che la natura ha assegnato ad ogni individuo ricorrendo magari ai devianti concetti espressi al punto “A”.

Per fissare questo concetto si impegnano il Sindaco e la Giunta

  • Ad inviare il presente documento a tutti i dirigenti, educatori, insegnanti e formatori di Rivoli;
  • Ad informare tutti i dirigenti scolastici, educatori e insegnanti di Rivoli che il Consiglio Comunale ritiene inaccettabili i princìpi sostenuti dalla “cosiddetta cultura gender” come riportato al punto “A” del presente documento e che consiglia di tenerne conto nei piani di insegnamento attuali e futuri;
  • A comunicare a tutti i dirigenti scolastici, educatori e insegnanti di Rivoli che, qualsiasi insegnamento riguardante l’educazione sessuale, venga condiviso e sottoscritto dalle famiglie attraverso una preventiva e DETTAGLIATA relazione scritta sugli argomenti che si intendono trattare con gli alunni”.

Già nel 2014 l’Arcivescovo di Torino e Presidente della Cei Cesare Nosiglia, criticando le schede didattiche anti – omofobe pubblicate sul sito del Comune di Torino, e volute dall’allora Assessore Comunale alle Pari Opportunità Ilda Curti (Partito Democratico), nell’articolo “Gender, letture distorte” pubblicato sul settimanale “La Voce del Popolo”, affermò “Si richiamano le famiglie con figli nelle scuole di ogni ordine e grado a vigilare perché sul tema della sessualità a scuola si proceda sempre e soltanto con il permesso esplicito delle famiglie stesse, dopo che esse siano state compiutamente informate delle modalità didattiche e dei contenuti che verrebbero proposti. Tocca alle famiglie e soprattutto ai genitori esercitare il diritto di approvare o meno ogni insegnamento in materia di sessualità che riguarda aspetti di grande rilevanza educativa per i ragazzi e giovani. La lettura ideologica del “genere” è una vera dittatura che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Gli insegnanti di religione si facciano carico di spiegare in modo approfondito agli alunni il significato dei brani biblici indicati, sottolineando la superficialità delle domande che le schede propongono; dunque è importante evitare una strumentalizzazione dei testi sacri esercitata da una parte del mondo politico. Stiamo assistendo a una discriminazione al contrario”. Anche il Cardinale Angelo Bagnasco nel 2015 affermò “No all’insegnamento della cultura gender nelle scuole”.

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