(Adnkronos) – La Fondazione Magna Grecia ha organizzato ai Giardini del Massimo di Palermo un importante momento di confronto e riflessione sull’utilizzo sempre più significativo che fa la criminalità organizzata delle nuove tecnologie e su come, il nostro Paese, sta fronteggiando a livello normativo questo fenomeno. Un evento che nasce dall’attività di ricerca della Fondazione e in particolare dal “Primo rapporto sulle mafie nell’era digitale” presentato dalla FMG lo scorso mese di maggio alla Camera dei Deputati, alla presenza del procuratore Nicola Gratteri. La prima sessione del convegno, dal titolo “Organized crime in the internet age” è stata moderata dal giornalista Fabrizio Frullani, Vicedirettore del Tg2. Il Presidente della FMG Nino Foti, ha aperto i lavori evidenziando come “le risultanze del nostro rapporto realizzato nei mesi scorsi danno uno spaccato sul mondo virtuale e su come le organizzazioni criminali dialogano attraverso le nuove tecnologie. Questo incontro anticipa l’elaborazione di un secondo rapporto molto articolato sul cybercrime, che è in fase di elaborazione e che sarà presentato nell’aprile 2024 nella sede dell’ONU a New York”. Successivamente ha preso la parola Pasquale Angelosanto, Generale di Corpo d’Armata, già Comandante dei ROS, che è intervenuto sul tema della “crypto telefonia” spiegando il processo evolutivo che hanno avuto le mafie in questi anni, che le ha portate ad assumere una veste imprenditoriale, nonché le proiezioni che sono riuscite a sviluppare anche all’estero, assumendo un assetto organizzativo da “holding criminali”. In particolare, “i crypto telefonini – ha spiegato – che sono apparati ai quali vengono sostituiti delle componenti rispetti ai classici smartphone, sono dei Canali di comunicazione che le forze di polizia non riescono ad intercettare. Il tema centrale è rappresentato dalla nostra capacità di ammodernamento sia tecnologico, che dei nuovi assetti normativi e dei quadri giurisprudenziali. Sono tutte componenti che devono andare verso la stessa direzione”.  Antonio Nicaso, giornalista, scrittore e studioso dei fenomeni criminali di tipo mafioso, Docente Queen’s University Canada, ha dichiarato: “Le mafie non sono più scarsamente competenti come le avevamo immaginate, sono capaci di operare online e offline e sono in grado di operare nel cuore dei processi tecnologici. Bisogna utilizzare come aspetto dirimente la velocità. Loro sono veloci e, purtroppo, la normativa vigente arranca. Loro sono transnazionali e, invece, le leggi sono regolate da concetti ‘antichi’. Per problemi globali sono necessari rimedi globali e, quindi, uno degli obiettivi deve essere quello di eliminare le asimmetrie normative, evitare cioè che ci siano paradisi normativi e siamo indietro dal punto di vista tecnologico. Bisognerebbe svecchiare i protocolli di indagine e migliorare la competenza tecnologica degli organi inquirenti”. Walter Rauti, Research Fellow PNRR Lab SDA Bocconi e curatore del prossimo rapporto sul Cyber crime della Fondazione Magna Grecia, ha effettuato una fotografia sul fenomeno affermando che “la criminalità organizzata oggi, nel mondo globale, agisce in modo più impercettibile e lega quella che è una attività di tipo finanziario, piuttosto che digitale, con quella che è una attività tradizionale come il controllo del territorio. Il problema di approccio storico di voler vedere la criminalità organizzata con le stesse lenti utilizzate per decenni, rischia di non far vedere la realtà di oggi, cioè una criminalità competente, che sa infiltrarsi senza neanche più corrompere e che ha le prospettive di crescita molto sofisticate. Le mafie del futuro agiranno molto di più sulla privacy degli individui e bisogna essere pronti a questo tipo di rischio”. Ranieri Razzante, Componente del Comitato per la strategia sull’IA della Presidenza del Consiglio, ha presentato una panoramica sul quadro normativo e sul sistema antiriciclaggio attualmente in vigore. “L’occultamento attraverso il web” – ha commentato – “è diventato un moltiplicatore del riciclaggio ed è necessaria una legge che regolamenti questo settore. L’utilizzo dell’IA può costituire ulteriore fattore destabilizzante laddove la punibilità dei comportamenti eventualmente criminali dell’IA non risulta ancora possibile anche sul lato investigativo.” Marcello Ravveduto, Docente di Digital Public History Università di Salerno, Modena e Reggio Emilia, che ha realizzato per la FMG il rapporto sulle mafie nell’era digitale si è successivamente così espresso. “Il rapporto riguarda il cyber influence, cioè l’influenza sociale che le mafie esercitano attraverso i social network costruendo un’area di consenso, intervenendo pubblicamente nel proprio territorio, occupando il territorio virtuale e mostrando la ricchezza di questo mondo. Assistiamo a una normalizzazione del messaggio mafioso, che diventa parte integrante del flusso di news di intrattenimento presente nelle piattaforme. I mafiosi si rappresentano come imprenditori di successo di un brand chiamato mafia”.  La seconda parte del convegno si è occupata degli aspetti normativi relativi alle mafie nell’era digitale, ed in particolare sull’attuale vuoto legislativo che si registra in Italia. Il titolo di questo seconda sessione è stato Il mondo del web, “legibus solutus”? ed è stato moderato dalla giornalista Elvira Terranova, caposervizio dell’agenzia AdnKronos. Ha introdotto i lavori Saverio Romano, Vicepresidente della Fondazione Magna Grecia che si è soffermato sulle attività di ricerca della FMG, affermando che “nel web non ci sono regole. Questo è un luogo dove si forma una nuova società globale ed è uno spazio dove può succedere di tutto e, questo fenomeno, deve essere affrontato a livello globale. Le mafie inviano segnali, elaborano disvalori e comunicano stili di vita e modelli che vanno contrastati per la loro nocività. Inoltre, dal punto di vista economico, la criminalità organizzata utilizza il web per aumentare il proprio giro di affari attraverso operazioni di riciclaggio o per trasferire capitali illeciti. Tutto questo ci fa capire quanto siano necessarie nuove regole”. A seguire, Antonio Balsamo, Sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, già Presidente del Tribunale di Palermo, ha evidenziato “la necessità di una riforma modernizzatrice sulla base degli sviluppi della tecnologia, specie per i messaggi criptati, nonché la necessità di colmare la mancanza di regolamentazione dell’acquisizione della prova in relazione alle nuove tecnologie”. Giuseppe Di Cesare, Segretario Generale vicario della Fondazione Sicilia e docente di procedura penale, è invece intervenuto sul futuro della prova elettronica considerando le novità legislative e considerando le fasi di acquisizione della prova e la sua successiva utilizzabilità. Francesco Greco, Presidente Consiglio Nazionale Forense, si è soffermato sull’Intelligenza Artificiale “che va perimetrata. E’ uno strumento straordinario che aiuta, ma può essere usato dalla criminalità organizzata come mezzo di conoscenza ed è indispensabile trovare degli strumenti per regolarla immediatamente, visto che è ingovernabile. A livello europeo si sta lavorando molto su questo tema, che però è in costante evoluzione”.  Ha partecipato in collegamento anche Francesco Paolo Sisto, Viceministro della Giustizia, affermando che “se ci sono condotte illecite nel mondo del web, bisogna perseguirle come nel mondo reale. Non c’è una schermatura e bisogna trovare adeguate garanzie all’interno del mondo virtuale. Nel dark web siamo di fronte a un lato oscuro, anche se accedervi di per sé non è un reato, ma c’è comunque l’urgenza dell’intervento del legislatore per un adeguamento”. Sui rischi dell’IA, il Viceministro Sisto ha aggiunto che “ci sono dei rischi evidenti di creare messaggi falsificati ed è necessario intervenire per stabilire il giusto equilibrio fra tutti gli elementi che devono garantire il giusto processo”.  Antonio Baldassarre, Presidente emerito Corte Costituzionale, ha affermato come “i poteri pubblici sono in difficoltà nel contrastare questa tipologia di attività criminali ed è necessaria una maggiore integrazione da parte dell’occidente, Europa, Stati Uniti e Canada, Bisogna ricucire la asimmetria normativa che attualmente esiste fra i vari Paesi”.Marzia Sabella, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Palermo, ha invece commentato: “Manca la capacità per perseguire i reati sul web ed è necessario investire nella preparazione tecnologica degli organi inquirenti, vale a dire polizia giudiziaria e magistratura. Una cosa è inseguire i ‘pizzini’, un’altra cosa è trovare le chat criptate”. Ha concluso l’evento Arthur Gajarsa, Presidente dell’Italian American Police Center e già Giudice Corte d’Appello Federale USA che si è soffermato sul profilo normativo del cybercrime e sulla necessità che i governi italiano e americano cooperino affinché si colmi questo vuoto normativo. “E’ fondamentale trovare nuove forme di cooperazione per sfruttare al meglio l’intelligenza artificiale” – ha dichiarato. “Bisogna studiare le nuove tecnologie per poterle comprendere, rispettando i diritti dei cittadini e la loro privacy, anche se saranno necessari diversi anni e questo rappresenta l’aspetto più critico”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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