Abbiamo intervistato Serena Tagliaferri, presidente dell’AFI (Associazione Feristi Italiani). Fin dalla prima ora si è schierata in prima fila nella battaglia di opposizione alle restrizioni anti-covid. Ad oggi collabora con il No Paura Day di Torino ed è promotrice, oltre che delle manifestazioni in piazza, anche degli aperitivi sociali delle ultime settimane in piazza Vittorio Veneto.

Chi è Serena Tagliaferri?

Serena Tagliaferri è ufficialmente presidente dell’AFI (Associazione Feristi Italiani). Difendiamo la categoria dei fieristi e siamo venuti alla ribalta, purtroppo, a causa del Covid.

Siamo di fatto gli operatori delle sagre, dalle fiere e alle patronali. Collaboro inoltre con il No paura Day di Torino, nato come uno dei primissimi gruppi di informazione da quando c’è la pandemia. Paolo Sensini, ovvero il fondatore del No Paura Day, già a febbraio 2020, cominciò a scendere in piazza a Cesena”.

Come mai ha deciso di intraprendere fin da subito le battaglie contro le restrizioni?

Ho deciso di intraprendere le battaglie contro le restrizioni che si sono susseguite in quanto, come presidente di categoria, mi sono sempre battuta per i diritti della stessa. Direi che chiuderci fin da subito, non facendoci lavorare per 15 lunghi mesi, è stata una buona ragione. Che mi ha portato da subito a scendere in piazza: noi fieristi abbiamo lo stesso codice Ateco dei colleghi del mercato. Ma dal momento in cui hanno riaperto i mercati, la nostra categoria risultava ufficialmente aperta. Nonostante fossimo effettivamente chiusi, quindi, non incassavano un euro non prendendo quindi alcun ristoro. Un’ennesima pessima gestione del governo italiano.

Lei è una ‘No Vax’?

Non sono una No Vax, sono per il libero arbitrio e per la libera scelta. Ognuno deve poter scegliere se vaccinarsi o meno. Sono scesa in piazza sin dall’inizio combattendo esclusivamente contro le restrizioni, il coprifuoco e poi schierandoci contro il green pass. Avere un certificato per andare a lavorare è assolutamente disumano.

Secondo lei la piazza di Torino è divisa?

La piazza di Torino è quella che sta ora organizzando gli aperitivi sociali e che in questi mesi ha dato vita ai cortei. Poi sono nati altri piccoli sottogruppi, che non hanno nulla a che fare con la realtà della piazza. La piazza è una piazza libera, del popolo e senza etichette. L’onda che qualcuno vuole cavalcare è un fiume in piena e si chiama ‘popolo libero’.

Le chiedessero un ingresso in politica, accetterebbe?

“Penso proprio di no. Ci sono persone sicuramente più preparate di me a tal riguardo. Tuttavia bisogna avere una strategia politica, che deve essere quella del popolo libero. Il popolo deve decidere da chi vuole essere governato. Negli ultimi anni si sono succeduti governi che noi del popolo, non abbiamo scelto. E che sono stati decisi da altri. È dal 2013 che si auto-eleggono e si auto-proclamano. È arrivato il momento che sia il popolo a decidere da chi vuole essere governato.

Quali sono i prossimi appuntamenti previsti in piazza?

Il prossimo appuntamento sarà sabato 26 Febbraio, ore 16 in Piazza Vittorio Veneto. Festeggeremo il carnevale in piazza, con tanto di trucca-bimbi per i più piccoli. Noi vogliamo tornare a vedere bambini che si tirano i coriandoli e stelle filanti e che riempiano la piazza di sorrisi. Ci sarà un gruppo Jazz affermato che suonerà dal vivo. Per noi la musica è cultura.

I musicisti, anche loro, sono stati penalizzati moltissimo dall’introduzione del certificato verde. Ripeteremo quindi, l’esperienza del 15 febbraio, quando alla nostra manifestazione abbiamo avuto con noi i musicisti del teatro Regio.

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