La storia europea della Juventus è fatta di trionfi memorabili e di sconfitte dolorose, in un percorso che attraversa epoche, generazioni e trasformazioni del calcio continentale. La massima competizione europea, nata come Coppa dei Campioni e divenuta poi Champions League, ha rappresentato per la società bianconera un obiettivo costante, simbolo di prestigio e consacrazione internazionale.
Il primo grande successo arrivò nella stagione 1984-1985. La Juventus di Giovanni Trapattoni, trascinata da campioni come Michel Platini, Zbigniew Boniek e Gaetano Scirea, conquistò la Coppa dei Campioni battendo il Liverpool nella finale di Bruxelles. Il match, deciso da un rigore trasformato da Platini, fu purtroppo segnato dalla tragedia dell’Heysel, che oscurò sportivamente un trionfo storico. Nonostante il contesto drammatico, quella vittoria consegnò alla Juventus il primo titolo europeo più prestigioso, completando un ciclo straordinario già impreziosito da successi nazionali e internazionali.
Dopo il trionfo del 1985, la Juventus continuò a frequentare le fasi avanzate del torneo, ma senza riuscire a replicare immediatamente il successo. Gli anni Novanta segnarono una nuova fase di rilancio sotto la guida di Marcello Lippi. La stagione 1995-1996 culminò con la conquista della Champions League nella finale di Roma contro l’Ajax. Dopo l’1-1 nei tempi regolamentari, la sfida si risolse ai calci di rigore, con decisiva la trasformazione di Vladimir Jugović. Quella squadra, che poteva contare su elementi come Alessandro Del Piero, Gianluca Vialli e Didier Deschamps, rappresentò l’apice di un progetto tecnico capace di coniugare solidità difensiva e qualità offensiva.
Tra le due vittorie, tuttavia, si inserisce una lunga serie di finali perse, che hanno alimentato il racconto di una Juventus spesso protagonista ma non sempre vincente. Dal 1973 al 2017, considerando entrambe le versioni della competizione, i bianconeri hanno disputato nove finali complessive, vincendone due e perdendone sette. Tra le sconfitte più dolorose si ricordano quelle contro l’Amburgo nel 1983, il Borussia Dortmund nel 1997, il Real Madrid nel 1998 e nel 2017, oltre alle finali contro Milan nel 2003 e Barcellona nel 2015. Ogni appuntamento mancato ha lasciato un segno nella memoria collettiva del club, contribuendo a rafforzare il desiderio di rivincita europea.
Nel corso degli anni, la Juventus ha spesso dimostrato di possedere le qualità per competere ai massimi livelli: organizzazione tattica, esperienza internazionale e una cultura societaria orientata alla vittoria. La strada verso Budapest è ancora lunga, ma con Luciano Spalletti in panchina (subentrato a stagione già avviata con Igor Tudor) la Vecchia Signora sembra aver ritrovato una certa stabilità. A febbraio, comunque, i tempi sono ancora poco maturi per capire se le proiezioni sul torneo e in particolare le scommesse sulla finale di Champions interesseranno proprio la Juve, ma la sensazione generale è che il nuovo mister ci tenga seriamente alla coppa ‘dalle grandi orecchie. Non potrebbe non essere altrimenti considerando il legame profondo con questa competizione, e più di un conto lasciato in sospeso considerando le finali perse. Ogni nuova stagione riaccende il sogno di tornare sul tetto d’Europa, inseguendo un successo che manca dal 1996 ma che continua a rappresentare il traguardo più ambito nel percorso internazionale della società bianconera.






































