“Momelotinib ha come scopo primario proprio quello di risolvere l’aspetto dell’anemia nella mielofibrosi. E’ quindi possibile intervenire precocemente, non arrivando proprio alla trasfusione-dipendenza e non impattando in senso così negativo come fanno, in questa patologia, i livelli estremamente ridotti di emoglobina. Intercettare precocemente” il problema, permette di trattare prima il paziente e “di avere risultati migliori”. Lo ha detto Elena Rossi, professore associato di Ematologia all’università Cattolica del Sacro Cuore responsabile Day Hospital Ematologia Policlinico Gemelli di Roma, all’incontro con la stampa promosso da Gsk a Milano, dedicato alle nuove terapie per trattare la mielofibrosi, in particolare l’anemia associata






































