(Adnkronos) – Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos.
E’ in libreria con Mondadori ‘Nella mente di una mamma’, scritto dalla neuroscienziata e psicologa Susana Carmona. Nel 2017 la prestigiosa rivista ‘Nature Neuroscience’ pubblicò uno studio che dimostrava per la prima volta come la gravidanza comporti cambiamenti profondi e duraturi nel cervello della madre. Tra le autrici, la neuroscienziata Susana Carmona, che insieme al suo gruppo di ricerca da anni studia gli adattamenti neurologici che accompagnano la gravidanza e la maternità. Le sue ricerche mostrano come questi mutamenti – in parte temporanei, in parte permanenti – influenzino in modo decisivo la costruzione del legame con il neonato e il benessere psicologico delle donne.
Risultati ottenuti integrando dati ormonali, cognitivi, comportamentali, clinici e neurali, che l’autrice condivide ora in queste pagine, intrecciando le sue conoscenze di neuroscienziata con l’esperienza personale di donna e di madre. Con competenza, rigore e sensibilità, Carmona ci accompagna dentro la più profonda metamorfosi del corpo e della mente femminile, dal concepimento al post partum, e ci mostra come la maternità non sia soltanto un’esperienza emotiva, ma anche un processo biologico che lascia un’impronta duratura nel cervello, ridefinendo la percezione, la memoria, l’empatia e il modo stesso di essere nel mondo. Il libro affronta anche temi cruciali come la depressione post partum, sottolineando l’importanza dello screening precoce e del sostegno psicologico alle madri. Con uno stile limpido e coinvolgente, Susana Carmona invita a riscrivere il racconto della maternità, riconoscendone la complessità e il potere trasformativo. Un viaggio che permette di comprenderci più a fondo e che restituisce alla maternità la sua dimensione più autentica, potente e umana.
Sarà in libreria dal 20 gennaio ‘Zvanì. Indagine sulla morte di Giovanni Pascoli’ di Osvaldo Guerrieri. 17 febbraio 1912. L’uomo sorretto da due medici, che scende per la stradina della “Bicocca”, è Giovanni Pascoli. Lascia Castelvecchio di Barga e sta per salire sul treno speciale che lo porterà a Bologna, dove lui, il poeta più amato e più popolare di quegli anni, spera di guarire dalla cirrosi epatica che gli ha sconvolto la vita. Comincia il crudele duello contro un male che la medicina non sa arrestare e che si conclude il 6 aprile, Sabato Santo, nel tripudio delle campane che annunciano la Resurrezione. Come è potuto nascere e svilupparsi questo sconvolgimento?
“Ognuno di noi si prepara la propria morte,” ha scritto Leonardo Sciascia raccontando la fine di Raymond Roussel. Stando alle testimonianze dei suoi amici medici, Pascoli se la preparò senz’altro con una condotta di vita segnata dal dolore, dalle delusioni, dalla solitudine e dall’alcol. La sua esistenza è perciò una lunga rincorsa verso l’epilogo atroce. A partire dal trauma infantile dell’assassinio del padre, dalla morte precoce della madre e da quella dei fratelli maggiori, Pascoli si rifugia nei doveri del lutto, felice, quasi, di essere infelice. Ai lutti si aggiungano la povertà inaspettata, l’attività politica nelle caotiche file del socialismo romagnolo sfociata nei 107 giorni di carcere da cui il rivoluzionario esce “per sempre indignato”, la girandola dell’insegnamento prima nei licei e poi nelle università, il desiderio e il “nido” della famiglia così a lungo sognato. Nido che dura poco. Ida, la sorella più grande, si sposa e Giovanni rimane con Maria, la sorella più piccola, che lo ama possessivamente, escludendo chiunque, istericamente dolce e severa. Con la sua scrittura nitida, capace di penetrare a fondo nella psicologia dei suoi personaggi, Osvaldo Guerrieri ritrae vita e morte di un grande poeta, voce unica nella letteratura europea moderna.
Osvaldo Guerrieri è nato a Chieti e vive a Torino. È critico teatrale de ‘La Stampa’, attività per la quale ha ricevuto nel 2003 il premio Flaiano. Tra le sue opere si segnalano L’insaziabile (premio internazionale Mondello 2009), Istantanee (2009), I Torinesi (2011, 2013), Col diavolo in corpo. Vite maledette da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene (2013), Curzio (2015), Schiava di Picasso (2016). I suoi racconti Sibilla d’amore e Alè Calais sono diventati spettacoli teatrali rappresentati in Italia e a Parigi.
E’ sugli scaffali con Il Mulino ‘Piante, noi e loro. biologia, simboli, sentimenti di una relazione speciale’ di Paola Bonfante. Ci sono persone che parlano con le proprie piante, trovano conforto in un bosco, si commuovono davanti a un fiore in boccio. Ci sono poi gli scienziati che ne studiano strategie evolutive, relazioni invisibili, meccanismi biologici sorprendenti. E poi c’è il punto in cui questi due mondi si incontrano e cercano di capirsi, è l’incrocio tra sapere e sentire. È da qui che parte Paola Bonfante – biologa che ha dedicato la vita allo studio delle relazioni tra piante e altri organismi – per aprirci finestre inedite sul rapporto tra esseri umani e mondo vegetale intrecciando scienza, simboli, emozioni e domande scomode. Dai miti greci all’arte contemporanea, passando per la dieta vegetariana e il femminismo, il libro esplora come guardiamo al vivente non animale: un tentativo di leggere le relazioni simboliche, scientifiche ed emotive che legano gli esseri umani alle piante attraverso la lente della biologia vegetale.
Paola Bonfante, Professoressa emerita di biologia vegetale all’Università di Torino, è una pioniera degli studi sulle relazioni tra piante e microorganismi. Fa parte dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia di Agricoltura di Francia e dell’Accademia Europea. È tra le ricercatrici più citate al mondo ed è nella lista dei top scientist italiani. Vive a Torino.
Con le edizioni E/O è in libreria ‘La fertilità del male’ di Amara Lakhous. 5 luglio 2018, festa dell’Indipendenza algerina. Il potentissimo Miloud Sabri, eroe della guerra di liberazione, viene trovato morto nella sua lussuosa villa di Orano. Un dettaglio attira l’attenzione del colonnello Karim Soltani, a capo dell’indagine: alla vittima è stato mozzato il naso. La mutilazione parla da sé, perché è la stessa che usavano i membri del Fronte di Liberazione Nazionale per marchiare a vita i traditori. Il giallo dell’uccisione di Miloud proietta così Soltani nel passato torbido della Nazione, finché più di una verità a poco a poco non verrà a galla. Con una prosa limpida che ritrae la realtà senza fare sconti, Amara Lakhous racconta una storia densissima di tradimenti personali consumati all’ombra di un tradimento più grande: quello degli ideali rivoluzionari, di un sogno collettivo sacrificato sull’altare dell’individualismo e della corruzione.
Nato in Algeria nel 1970, Amara Lakhous ha vissuto diciotto anni in Italia e dal 2014 risiede negli Stati Uniti, dove insegna nel Dipartimento di Italiano all’Università di Yale. Scrittore bilingue in arabo e in italiano, con le Edizioni E/O ha pubblicato ‘Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio’, tradotto in dieci lingue e adattato per il cinema nel 2010, ‘Divorzio all’islamica a viale Marconi’, ‘Un pirata piccolo piccolo’, ‘Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario’ e ‘La zingarata della verginella di Via Ormea’.
La Feltrinelli, nella collana Gramma, ripropone in una nuova edizione con la postfazione dell’autore, ‘Nostalgia’, il romanzo che nel 2004 ha rivelato al pubblico internazionale il talento di Eshkol Nevo. Amir, studente di psicologia a Tel Aviv, e Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme, hanno preso casa al Castel, un quartiere di vie linde e vicoli fatiscenti a mezza strada tra le due città. L’appartamento è un piccolo bilocale, con un vano doccia provvisto di spatola per tirare via l’acqua quando si allaga. Ma per Amir e Noa va benissimo. Possono fare finalmente l’amore senza temere che un coinquilino rientri in anticipo.
Nell’abitazione accanto alla loro vivono Moshe, il padrone di casa capace di aggiustare qualsiasi cosa nel condominio, la moglie Sima e i loro due bambini. Nell’appartamento di fronte abita il piccolo Yotam, che si sente trascurato da quando suo fratello è morto soldato in Libano. Sua madre, infatti, non fa altro che singhiozzare dalla mattina alla sera. Nei paraggi si aggira Saddiq, il muratore arabo che non ha casa al Castel, ma vorrebbe averla, anzi riaverla. Nella casa sopra il bilocale di Amir e Noa, prima che arrivassero i coloni ebrei, vivevano i suoi. Sotto il mattone sopra la porta d’ingresso, sua madre ha nascosto qualcosa che le sta cuore, e che Saddiq vorrebbe riportarle indietro. Sull’esistenza di Saddiq, Amir, Noa e degli abitanti del Castel si stende tuttavia il velo nero della tragedia. Itzhak Rabin, il primo ministro, viene barbaramente assassinato e la volontà di vivere, amare e ritrovare il proprio posto nel mondo è costretta a misurarsi con l’irrompere della violenza e del conflitto.
Paolo Conforti – protagonista di ‘Io sono perfetto’, il libro scritto da Paolo Ruffini e pubblicato da La Nave di Teseo – è un politico ambizioso e disonesto, abile a parlare alla pancia del Paese e a costruire verità convenienti. È a un passo dal diventare Presidente del Consiglio, il traguardo per cui ha sacrificato tutto. Ma Paolo ha anche un fratello: da quando sono rimasti orfani a tredici anni, si prende cura di Simone, il suo gemello con sindrome di Down, la persona a cui è legato più che a chiunque altro. Simone vive una vita semplice e felice: il lavoro da bidello, l’autobus di ogni mattina, le merendine, i programmi di Maria De Filippi e l’amore incrollabile per Paolo. La sua forza è vedere la bellezza, ovunque, e andare sempre al sodo delle cose. Quando la carriera di Paolo crolla per un caso di corruzione e un ricatto pericoloso, il politico trova una soluzione disperata e geniale: candidare Simone al posto suo, convinto di poterlo manovrare. Ma Simone non è manipolabile e la sua campagna – fatta di abbracci, sincerità e gentilezza – sorprende il paese, e soprattutto Paolo.
E se il prossimo Presidente del Consiglio fosse Down? Paolo Ruffini affronta questa domanda con ironia e tenerezza, firmando un romanzo che fa sorridere e commuovere, e che ricorda una verità semplice: nessuno è normale, nessuno è diverso, siamo tutti unici e perfetti.
Fazi manda in libreria ‘Andarsene’ della scrittrice statunitense Roxana Robinson. La storia d’amore tra Sarah e Warren, ai tempi del college, è finita in un attimo, quasi senza motivo. Decenni più tardi, quando, ormai sessantenni, si incontrano per caso in un teatro di New York, la passione tra loro si riaccende, dando vita a un amore travolgente e del tutto inaspettato che li costringe a rimettere in discussione ogni cosa. Dopo la fine della loro relazione giovanile entrambi si sono sposati, hanno messo su famiglia e hanno fatto carriera. Ora Sarah è divorziata e vive fuori New York, mentre Warren è ancora sposato e vive a Boston. L’incontro provoca in Sarah un improvviso risveglio, facendola sentire viva per la prima volta dopo molto tempo.
Tuttavia, la donna esita a reclamare una possibilità d’amore dopo il doloroso divorzio e i lunghi anni in cui ha organizzato la sua vita intorno ai figli e al lavoro. Warren non ha le stesse riserve: è pronto a mettere fine al suo matrimonio, ma teme la reazione della moglie e della figlia. Quando la loro relazione si trova davanti a un bivio decisivo, Sarah e Warren devono confrontarsi con le responsabilità morali del loro amore verso le proprie famiglie e verso l’altro. Quali rischi saranno disposti a correre per stare ancora insieme? Andarsene, l’ultimo romanzo di Roxana Robinson, con un passo classico e avvolgente ci racconta una storia di sentimenti, progetti matrimoniali, affetti e disaffetti; quello racchiuso in queste pagine è un dramma familiare godibilissimo, che chiama in causa temi complessi come il diritto alla felicità, il peso delle abitudini consolidate, le responsabilità verso le giovani generazioni.
E’ in libreria con Rizzoli ‘La mano dell’Orologiaio’ del maestro del thriller statunitense Jeffery Deaver. Una gru dello skyline di Manhattan si abbatte su un cantiere, seminando morte e distruzione. Le cause non sono chiare ma non si tratta di un incidente. A rivendicare l’attacco è il Kommunalka Project, una cellula terroristica che promette di far crollare una gru ogni ventiquattr’ore, finché le autorità non approveranno la conversione di alcuni edifici di lusso in alloggi sociali. Il sindaco rifiuta ogni trattativa e si affida a Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, la coppia di investigatori più brillante della scienza investigativa. Ma dietro la minaccia si nasconde un nome che i due conoscono fin troppo bene: l’Orologiaio, il loro storico nemico mosso da interessi economici e dal desiderio di fare fuori Rhyme. Mentre una seconda gru crolla e New York precipita nel panico, i due investigatori si trovano intrappolati in una corsa contro il tempo per fermare il caos e la distruzione che incombono.
E’ in libreria con Adelphi ‘Il libro bianco’ di Han Kang. È in una tiepida primavera di Seoul, quando le magnolie in fiore parlano di rinnovamento e rinascita, che Han Kang matura l’idea di scrivere un libro sul bianco. Ma solo nel corso di un lungo soggiorno all’estero, mentre vaga per le strade di una città sepolta sotto la neve, il suo progetto comincia a prendere corpo intorno al ricordo della sorella maggiore, morta poche ore dopo la nascita. Narrare la sua storia è un modo di restituirle la vita che non ha avuto, facendole dono di tutte quelle cose bianche, in cui si rivela la “parte di noi che rimane intatta, pulita, indistruttibile a dispetto di tutto”.
Le prime che Han Kang ci pone sotto gli occhi sono proprio le fasce cucite per la neonata, il camicino che la madre prepara per lei e la bimba stessa, simile a un dolcetto di riso. E bianco sarà tutto ciò che alla sorella la scrittrice offrirà: una zolletta di zucchero, un pugno di sale grosso, il volto della luna, la schiuma delle onde, il respiro che il gelo condensa e rende visibile, la neve – materia “fragile, effimera eppure di una bellezza impetuosa” – e le stelle limpide e fredde della Via Lattea, capaci di “lavare lo sguardo all’istante”. Perché la purezza del bianco e il potere curativo delle parole possano lenire il dolore e alleviare la perdita.
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