(Adnkronos) – “Un’azione molto forte” verrà intrapresa se le autorità iraniane dovessero procedere con le minacciate impiccagioni di alcuni manifestanti. Lo ha dichiarato il presidente americano Donald Trump, mentre Teheran ha definito gli avvertimenti americani un “pretesto per un intervento militare”. 

Trump, che in precedenza aveva detto ai manifestanti in Iran che “gli aiuti sono in arrivo”, ha dichiarato in un’intervista alla Cbs News che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se l’Iran avesse iniziato a impiccare i manifestanti. I procuratori di Teheran hanno affermato che le autorità iraniane avrebbero presentato accuse capitali per “moharebeh”, ovvero “aver mosso guerra a Dio”, contro alcuni sospettati arrestati durante le recenti manifestazioni. 

“Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto severe”, ha affermato il presidente americano, che ha ripetutamente minacciato l’Iran di intervenire militarmente. La missione iraniana all’Onu ha pubblicato una dichiarazione su X, giurando che Washington “fallirà di nuovo. Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran sono radicate nel cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che servono come modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare”. 

 

Le vittime della repressione in Iran sono almeno 12mila, ma potrebbero arrivare anche a 20mila, ha rivelato ieri l’emittente americana Cbs, citando due fonti di cui una all’interno della Repubblica islamica con cui ha potuto parlare dopo che è ripresa la possibilità di effettuare telefonate internazionali. Sarebbero invece circa 2.000 le persone uccise nelle proteste secondo quanto riferito da un funzionario iraniano, il quale ha precisato che nel bilancio sono compresi anche membri delle forze di sicurezza e attribuendo le morti all’azione di “terroristi”. 

 

Dal canto suo il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha promesso processi ”rapidi” per le persone che sono state arrestate durante ”le rivolte” in corso in Iran dove i morti sono migliaia. Lo ha dichiarato lo stesso Ejei recandosi in un carcere dove sono state trasferite persone arrestate durante le manifestazioni di piazza. 

”Se qualcuno ha dato fuoco a una persona, se l’ha decapitata prima di dare fuoco al suo corpo, dobbiamo fare il nostro lavoro rapidamente”, ha dichiarato citato dalla televisione di Stato. 

 

Intanto cresce il timore per Erfan Soltani, il 26enne iraniano arrestato l’8 gennaio durante le proteste a Fardis, nei pressi di Teheran, e la cui impiccagione è prevista per oggi. La sua famiglia è stata informata dell’imminente esecuzione, in programma per oggi, e che sarà possibile un ultimo incontro con il giovane, ma al momento non ci sono contatti.  

“Con un processo estremamente rapido, nel giro di soli due giorni il tribunale ha emesso una condanna a morte”, ha affermato un parente di Soltani. La sorella di Erfan Soltani, che è avvocato, si è rivolta alle autorità iraniane per potersi occupare del caso, ma la magistratura le ha detto che non c’è alcun caso di cui occuparsi, riporta la Bbc. 

L’organizzazione curda Hengaw per i diritti umani ha sottolineato che non sono state spiegate alla famiglie le accuse a carico di Soltani e teme che ci siano altri casi come il suo, di cui non si ha notizia anche per il blocco di Internet. Il presidente americano Donald Trump ha promesso di intervenire contro l’Iran nel caso in cui fossero eseguite pene capitali nei confronti dei manifestanti. 

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