Sul numero della rivista mensile Torino Storia del novembre 2019, Ennio Vada ha ricostruito le vicende che portano nel 1799 il governo provvisorio insediatosi a Torino per volere degli occupanti francesi a progettare lo scoperchiamento delle tombe reali di Superga, la dispersione dei resti dei Savoia e la loro sostituzione con i corpi dei martiri giacobini.

Non solo.

Da Superga sarebbero stati rimossi anche tutti i riferimenti alla “tirannide” sabauda. La basilica, eretta in omaggio alla Madonna della Vittoria per celebrare la sconfitta proprio dei francesi durante l’epico assedio del 1706, sarebbe stata trasformata in un tempio laico dedicato alla Rivoluzione francese e ai giacobini.

Più recentemente c’è persino chi ha proposto di abbattere il capolavoro di Juvarra per sostituirlo con una colossale statua dedicata a Marx, il filosofo di Treviri. Mi riferisco alla proposta elettorale lanciata dal candidato sindaco del Partito comunista dei lavoratori durante la campagna elettorale delle comunali torinesi del 2016.

Scherzi a parte, il vento della furia iconoclastia soffia forte in tutto il mondo.

Dopo la morte dell’afroamericano George Floyd, ucciso durante un arresto operato da quattro poliziotti di Minneapolis, gruppi estremisti di sedicenti “anti-razzisti” hanno iniziato ad abbattere o vandalizzare statue di presunti razzisti in tutto il mondo.

In Inghilterra è stata vandalizzata persino la statua di Winston Churchill, il principale nemico di Hitler.

A Torino i cortei antirazzisti hanno preso di mira Palazzo di Città e la statua di Vittorio Emanuele II, il “padre della Patria”, il Re dell’Unità d’Italia. Non è chiaro quale fosse il collegamento con il tema del “razzismo”, tuttavia la statua del palazzo che ospita il comune è stata vandalizzata senza che nessuno dei soggetti preposti all’ordine pubblico intervenisse per bloccare la follia iconoclasta.

La battaglia contro le statue “razziste” è grottesca e viene condotta da gruppuscoli di invasati annoiati figli di papà. Il tutto però viene in qualche modo alimentato da quell’elitè culturale che, pur prendendo le distanze dalla vandalizzazione, chiede che si cerchi di comprendere le “ragioni” di questa rabbia. In sostanza il messaggio propalato dagli intellettuali dei nostri salotti televisivi è che la protesta nel merito sia corretta, solo i modi invece sarebbero da rivedere.

Infatti il mainstream si spertica in improbabili prese di posizioni antirazziste come il gesto di inginocchiarsi oppure far cantare l’inno d’Italia ad un artista di colore che non conosce nemmeno le parole della canzone.

Questa gran cassa mediatica non fa altro che alimentare e legittimare le iniziative più estreme (e più idiote) degli antirazzisti di professione che armati di bomboletta vogliono distruggere la storia dei popoli e la loro identità.

Sembra di essere sprofondati nella Cina maoista, quando gli studenti, sobillati dal Grande Timoniere, andavano alla ricerca di monumenti del passato per distruggerli ed azzerare la storia millenaria del popolo cinese.

Il progetto maoista fallì per le resistenze anche all’interno dello stesso Partito comunista cinese. Nella vicina Cambogia Pol Pot invece è quasi riuscito nella sua opera di “terminazione” della storia.

Poi è stato il turno dei talebani, che quindi arrivano dopo i comunisti, i quali se la presero con i due colossi del Budda rei di testimoniare la presenza di una religione diversa dall’Islam.

Gli iconoclasti  di oggi sono come i giacobini dell’epoca del Terrore, come i maoisti e come i talebani e c’è da pensare che domani, qualcuno di questi fondamentalisti  dell’antirazzismo, potrebbe svegliarsi e decidere di recuperare il vecchio progetto dei giacobini torinesi del 1799 e decidere così di abbattere Superga.

Rispondi