(Adnkronos) – Niente postazioni fisse per il controllo della velocità: nella Zona 30 nel centro storico di Roma, all’interno della Ztl, che è scattata oggi, “possono essere messi autovelox fissi o mobili soltanto in presenza della polizia locale”. Lo sottolinea all’Adnkronos l’assessore capitolino alla Mobilità Eugenio Patané, ricordando come la normativa in proposito sia definita dal cosiddetto ‘Decreto Salvini’.
Di conseguenza, ammette, visto che “con un autovelox fisso bisogna avere la presenza 24 ore su 24 della polizia locale” si è optato per postazioni mobili che saranno adeguatamente segnalate: “Gli automobilisti troveranno un primo segnale, seguito a distanza da un secondo segnale, quindi ci sarà l’autovelox presidiato per la rilevazione e dopo una certa distanza una pattuglia per la contestazione in flagranza”.
In ogni caso, sottolinea l’assessore, “non c’è assolutamente la volontà di tendere agguati agli automobilisti”. A conferma di questo approccio, spiega, “per la Zona 30 abbiamo previsto tre fasi: la prima, che andrà avanti fino al 15 di febbraio, vedrà solo una campagna di comunicazione per fare adeguare le persone al nuovo sistema, quindi da metà febbraio a metà marzo installeremo i cosiddetti ‘infovelox’ mobili, ovvero indicatori elettronici che mostreranno agli automobilisti la loro velocità ma senza fare sanzioni, e solo da metà marzo partiranno le multe”.
Davanti al varo della ‘zona a 30 all’ora’ – spiega – “possiamo fare fino a un certo punto la battuta sul fatto che sia una velocità irraggiungibile a Roma, ma resta il fatto che purtroppo in centro abbiamo avuto diverse vittime per l’eccessiva velocità” che si registra soprattutto nelle ore notturne. Patané rivendica i risultati già raggiunti con il varo degli autovelox fissi sulla Tangenziale, dove sembrano essere stato ‘accettato’ il limite dei 70 km all’ora anche se “nei primi weekend abbiamo registrato violazioni per il 10% degli automobilisti in transito”
L’assessore ricorda come in pochi anni “abbiamo dimezzato il numero di veicoli che entrano nel centro storico, siamo scesi a quota 50mila e vogliamo arrivare almeno a 30mila”. Patané segnala come fra gli strumenti per ridurre gli accessi ci sia “semplicemente interrogando l’Anagrafe” anche “l’eliminazione di 20mila permessi per invalidi” a chi non ne aveva più diritto. “Non solo, dalle 3 targhe attuali, scenderemo a due e quindi, grazie al controllo dei varchi in uscita, arriveremo ad avere solo una targa” in utilizzo corrente.
Patané coglie quindi l’occasione per contestare l’idea di un centro di Roma in cui i marciapiedi siano più importanti delle arterie percorse dalle automobili: il fatto è – spiega – che “da una parte dobbiamo ovviamente diminuire la congestione, come stanno facendo tutte le città e non solo in Italia, dall’altra abbiamo strade ‘larghe’ – non a scorrimento veloce, ma ampie – che sono il retaggio di un passato in cui non c’era la Ztl e si entrava in centro, magari parcheggiano a Piazza Venezia”. “All’epoca – ricorda – su queste strade transitava una quantità di autovetture molto superiore a quella attuale” mentre oggi il Centro di Roma viene vissuto soprattutto da turisti e pedoni.
Quanto alle prossime mosse per il resto dell’anno, conclude l’assessore, “dopo la prima sperimentazione al centro storico il piano è quello di ampliare la ‘Zona 30’ a Trastevere, Testaccio e San Lorenzo che sono le altre zone omogenee in cui sarà possibile adottare questo tipo di provvedimenti”.
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