(Adnkronos) – Il 59% delle italiane e degli italiani riconosce lo squilibrio di diritti tra uomini e donne nel lavoro, cinque punti in più rispetto al 2024. Parallelamente gli stereotipi di genere legati al mondo del lavoro sono cresciuti, con picchi fino a +8 punti. Non è stagnazione: è un backlash culturale che avanza in parallelo con la consapevolezza. La Gen Z, la generazione più esposta al tema, mostra i punteggi di adesione agli stereotipi più alti di tutto il campione, più di qualsiasi altra generazione rilevata. Alla seconda edizione, l’Osservatorio BeHer di Birra Peroni – realizzato in collaborazione con Ipsos – fotografa un Paese più consapevole del gender gap ma attraversato da un arretramento culturale inatteso. 

Il 77% delle persone coinvolte sostiene la direttiva europea sulla trasparenza salariale, in vigore dal 7 giugno, ma solo il 44% crede che ridurrà davvero il divario. Tra le donne la quota scende al 39%. Sono le più favorevoli alla norma, ma anche le meno convinte che funzionerà. È un dato che dice qualcosa di preciso sullo stato di fiducia quando si parla di parità. Il blocco è concreto: il 53% delle persone considera fondamentale saper negoziare, eppure il 55% delle donne non ha mai contrattato uno stipendio nella propria vita lavorativa, contro il 42% degli uomini. La trasparenza salariale può rendere visibili i divari, ma da sola non insegna a negoziare. 

Al lavoro, l’attenzione all’aspetto fisico è la terza caratteristica più associata alle donne. Questa aspettativa – indicata dal 64% – è rilevata in misura identica nelle risposte di uomini e donne, emergendo quindi anche nell’autopercezione. È l’unica voce in crescita rispetto al 2024, +2 punti. Per gli uomini, si ferma al 33% e in fondo alla classifica. La maternità resta la prima causa del minore avanzamento femminile (47%): il 49% delle persone, e tra queste il 56% delle donne, ritiene che per le aziende sia soprattutto un problema da risolvere. Seguono la carenza di politiche di equilibrio vita-lavoro (31%) e la mancanza di opportunità equivalenti (27%, +6 punti rispetto al 2024). Non è un problema di ambizione o competenza: è un problema di sistema che le donne continuano a pagare in più larga misura. 

Di fronte a questo quadro, BeHer si propone come strumento di orientamento per un Paese che riconosce i meccanismi che frenano la carriera femminile ma fatica a tradurli in azione. “La Gen Z conosce il tema meglio di chiunque altro ma il dato ci dice che sapere non basta”, dichiara Eva Sacchi, Research Director di Ipsos Doxa. “La consapevolezza cresce, ma crescono insieme anche i comportamenti che la contraddicono”, aggiunge Viviana Manera, Direttrice Marketing di Birra Peroni. “Il nostro obiettivo è di contribuire a colmare questa distanza attraverso BeHer”, dice. 

BeHer, recentemente premiato come Winner Overall ai Diversity Brand Award 2026, è il progetto di Birra Peroni a supporto della parità di genere, con un focus sul mondo del lavoro. Frutto di un lungo percorso che ha portato l’azienda ad essere la prima del suo settore ad ottenere la Certificazione sulla Parità di genere Uni/Pdr 125:2022, la piattaforma si compone di diversi strumenti: l’Osservatorio, l’Academy in-formativa, una rubrica con oltre 200 contatti utili in tutta Italia, e il sostegno diretto a giovani donne nei loro percorsi formativi e di carriera.  

Su questo ultimo punto, l’azienda ha recentemente annunciato l’assegnazione di 20 borse di studio rivolte alle studentesse dell’Università La Sapienza di Roma. Le borse interessano 16 percorsi di laurea appartenenti a 3 diverse facoltà in ambito Stem che, nonostante la crescente rilevanza nel mercato del lavoro, continuano a registrare una partecipazione femminile inferiore rispetto ad altre discipline a causa di barriere sociali e culturali. Un divario particolarmente evidente proprio all’interno dei corsi selezionati per il progetto. 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rispondi