Quella che per molti sembra una semplice questione di turni lavorativi si è trasformata negli ultimi mesi in una barricata a difesa dell’eccellenza torinese. La proposta di spostare l’orario del mercato all’ingrosso di Grugliasco dal cuore della notte alla luce del giorno ha scatenato la protesta di produttori e grossisti. “Pronti a tutto” pur di non veder svanire un modello che garantisce la qualità sulle tavole della città.
Il rischio di un prodotto “invecchiato” di 24 ore
Il timore principale di chi vive quotidianamente le corsie del centro di via Albenga è che il passaggio al diurno spezzi il legame sacro tra la raccolta e la vendita. Trasformare il mercato in una struttura con orari da ufficio significherebbe, nei fatti, costringere la merce a sostare nei magazzini per un’intera giornata in più. Questo ritardo forzato livellerebbe verso il basso la qualità dei prodotti, rendendoli indistinguibili dalle merci standardizzate della grande distribuzione internazionale e favorendo i giganti della logistica straniera a discapito dei piccoli coltivatori della cintura torinese.
Tra orgoglio e logistica: la voce di Grugliasco
Migliaia di operatori, da oltre quarant’anni, accettano il sacrificio della sveglia a mezzanotte come una vera e propria missione per servire la comunità con il meglio della produzione locale. Tra i banchi del CAAT si respira un clima di forte preoccupazione: smantellare il turno notturno in nome di un presunto modernismo viene percepito come uno schiaffo all’etica del lavoro di generazioni di italiani. Se Torino dovesse rinunciare al suo ruolo di capitale del fresco notturno, i flussi commerciali si sposterebbero inevitabilmente verso altri hub, consegnando le chiavi dell’approvvigionamento alimentare a logiche puramente finanziarie dove la freschezza è solo un costo da tagliare.
Una battaglia per l’alimentare torinese
La difesa dell’orario notturno al CAAT è la difesa del Made in Italy reale e dei mercati rionali di Torino, da Porta Palazzo alla Crocetta. Arrendersi al turno diurno significherebbe accettare un sistema più pigro e più dipendente dalle importazioni, mettendo a rischio la dignità di chi suda mentre il resto della città riposa. Per il popolo del CAAT la notte non è un peso, ma la garanzia della nostra libertà alimentare.






































