È accusata dalla procura di Torino di aver tentato di uccidere un anziano di 88 anni, di cui era la badante. Il pubblico ministero Francesco Pelosi ha chiesto, per una badante peruviana di 46 anni, una condanna a due anni e otto mesi di reclusione.

Le indagini

Le indagini sono state coordinate dalla procura di Torino. Hanno preso l’avvio nel mese di giugno del 2019 quando l’anziano era stato ricoverato in gravi condizioni di salute in ospedale, per aver ingerito la sostanza tossica.

La donna si trova agli arresti domiciliari dallo scorso mese di settembre. La pubblica accusa sospetta che la donna abbia tentato di avvelenare l’anziano, residente a Sant’Antonino di Susa, somministrandogli il Paraflu. Il liquido antigelo usato per impedire il congelamento dell’acqua nel radiatore degli autoveicoli.

La badante e l’anziano, la versione in aula

La donna ha sottolineato, durante il procedimento penale nel corso di alcune dichiarazioni spontanee, quanto affetto provava per l’anziano che accudiva da qualche tempo. Lei nega tutto e in lacrime, mostrando le prove fotografiche di come con lei la vita dell’anziano di Sant’Antonino di Susa sia migliorata. 

Un album che racconta giorni tranquilli e quanto l’affetto era reciproco. “Mi sono presa cura di lui a 360 gradi, non gli ho mai fatto mancare niente, gli ho cambiato la vita – racconta la donna -. L’ho conosciuto a febbraio 2011 perché aveva messo un annuncio, in cui diceva che stava cercando una badante. Viveva solo e mi sono subito resa conto che la sua igiene personale e le condizioni della sua casa erano inaccettabili. Non aveva cura della sua persona. Con il tempo mi sono resa conto che nessuno l’aiutava e, siccome io ho sempre fatto volontariato, ho deciso di prendermi cura di lui anche fuori dall’orario di lavoro. Per me non era un estraneo, era come mio nonno“.

Gli investigatori avrebbero documentato le responsabilità dell’indagata, che avrebbe cercato di avvelenare il datore di lavoro. Forse per il timore che l’amministrazione di sostegno impugnasse il testamento, nel quale lei risultava intestataria della nuda proprietà di un appartamento.

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