Damilano è stato lanciato come candidato Sindaco di Torino da Salvini e la Lega, ora Forza Italia mette sul piatto Claudia Porchietto.

Non è una novità che a Torino si decida sempre all’ultimo, ricordiamo il 2016 dove la Lega e Fratelli d’Italia presentarono Alberto Morano, mentre Forza Italia presentò Osvaldo Napoli. E anche CasaPound, che in quel periodo legava a livello nazionale con la Lega, andò da sola. Poi ci fu anche Roberto Rosso, con una imponente campagna elettorale come candidato civico. Tutto questo frammentamento di elettorato portò la Appendino (che oggi nessuno sembra più volere) sulla poltrona più alta della città.

Forse il fatto più strano è lo spacco nel centrosinistra. Dovuto probabilmente alle primarie non fatte a causa del covid, ma anche ad un imbarazzo interno. Il nuovo o il “vecchio”? Coi 5 stelle o no? Quale figura è spendibile? Nell’era Chiamparino e Fassino perlomeno questi dubbi non c’erano.

I problemi del centrodestra

Anche la tempistica lascia riflettere. Perchè proprio nel giorno in cui Salvini arriva a Torino e incontra in quasi-segreto Damilano, Forza Italia annuncia (e rilancia) che il loro candidato è Claudia Porchietto? Solo per scena? Dinamiche politiche? Spartizioni dei territori a livello nazionale? Non è dato saperlo, anche se potrebbe essere solo un “rilancio” per ridimensionare gli alleati. Come può piacere a Roma.

C’è da dire che però al lancio di Damilano non c’è stato seguito politico. Due chiacchiere con qualche giornale, il tempo di iniziare a trovare i primi “manager” della campagna elettorale e lo slogan “Torino bellissima“, che sui social al momento non sembra piacere molto. Forse più che altro perchè non c’è ancora nessun punto politico dietro, e perchè la città non vede ancora nessun cambiamento per diventare (tornare) bellissima. In realtà in qualche uscita pubblica ha anche un po’ elogiato il lavoro della giunta Appendino, ma il centrodestra non sarà propriamente d’accordo, come tanti cittadini torinesi.

Il problema dei programmi

Si parla di nomi, ma mai di programmi. Così iniziano ad apparire (o ricomparire) alcuni volti sui manifesti della città, ma c’è un grande vuoto di visione. Servono idee strategiche, non atti di fede o di tifo.

Sicuramente l’insicurezza della data non aiuta: molte fonti parlano ormai di uno slittamento a ottobre. Per cui ogni lavoro fatto oggi può rivelarsi inutile o ogni accordo cambiare. C’è tempo probabilmente, ma ogni volta il centrodestra arriva tardi e diviso. Forse sarebbe meglio mettersi a parlare proprio di programmi e della città che si vuole avere nel futuro.

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