Siamo forse all’inizio di una seconda ondata del maledetto coronavirus cinese.
Il governo sta iniziando, a colpi di decreti autoritari, a comprimere nuovamente le nostre libertà personali e a limitare l’esercizio di alcune attività a causa dell’aumento crescente del numero di nuovi contagiati.

I reparti attrezzati durante la prima ondata stanno per essere riattivati al fine di consentire a i nostri ospedali di curare i malati da Covid19.
In queste ore si sta nuovamente parlando di chiusura delle scuole ed è quasi certo che la pubblica amministrazione tornerà a lavorare a ranghi ridotti (vi è comunque il sospetto che da marzo non abbia mai veramente ripreso a pieno ritmo).

Nessuno può escludere un secondo lockdown

Questa volta, però, a differenza di marzo, aprile e maggio, mi auguro che i medici non abbandonino più i loro pazienti.

Milioni di interventi sono stati posticipati, così come milioni di visite di controllo e accertamenti diagnostici. Da più parti si è già evidenziato come tale chiusura dell’attività sanitaria “extra” Covid avrà delle ripercussioni devastanti in termini di vite umane. Migliaia di tumori e altre gravi patologie saranno e diagnosticate troppo tardi, milioni di pazienti non hanno ricevuto cure adeguate nei mesi scorsi e continuano a non riceverle. Una nuova chiusura del sistema sanitario rischierebbe di creare più morti del dilagare incontrollato del coronavirus.

Sulle colonne di questo giornale ho già citato l’esempio di Giovanni Francesco Fiochetto, il medico di alla corte di Spagna e dei Savoia che nel 1630 e 1631 continuò senza la sua, e la nostra, battaglia contro la peste che affliggeva Torino, obbligando i suoi colleghi a fare il loro dovere, ossia assistere e curare i malati anche quando il rischio di contrarre la peste e di morire era altissimo.

Ebbene io credo che i medici che non saranno direttamente coinvolti nella gestione della seconda ondata da Covid debbano pretendere di fare il loro dovere e debbano continuare ad assistere i loro pazienti, a visitarli, a prescrivere terapie ed esami. Devono essere i medici in primis a chiedere a gran voce che gli interventi non vengano più rinviati, che le visite si facciano comunque e che nessuno dovrà essere più abbandonato a se stesso.

I politici ed i burocrati preferiranno chiudere tutto in nome della prevenzione e della precauzione, dovranno quindi essere i medici, dall’alto della loro professionalità ed indipendenza, a pretendere di poter svolgere il proprio dovere onorando la memoria di quei loro colleghi, come Fiocchetto, che durante la peste non si tirarono indietro o come quegli uomini straordinari che tra marzo e maggio decisero, anche se in pensione, di vestire nuovamente il camice per combattere il Covid e che in alcuni casi hanno sacrificato la loro vita per curare i pazienti malati.

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