Nonostante il plasma sia una risorsa strategica per produrre farmaci salvavita contro malattie rare e gravi, gli italiani ne sanno ancora troppo poco. Sebbene il 95% ne riconosca il valore terapeutico, solo 2 su 10 sanno cosa sia realmente e la maggioranza ignora sia l’impossibilità di produrlo artificialmente, sia la forte dipendenza del nostro Paese dalle importazioni estere. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dall’Istituto Piepoli e commissionata da Takeda Italia, presentata a Roma nel corso di un evento promosso su iniziativa del vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè. Secondo la ricerca, 7 italiani su 10 si dichiarano disponibili a donare plasma nei prossimi 12 mesi se avessero maggiori informazioni sul suo utilizzo; la percentuale sale all’83% tra i donatori. In un contesto di crescente fabbisogno di farmaci plasmaderivati, questi dati sollevano un tema di sicurezza sanitaria che riguarda direttamente la capacità del Paese di garantire continuità di cura. Accanto all’informazione, emergono come decisive anche le leve organizzative: facilità di accesso ai centri, strumenti di prenotazione e servizi aggiuntivi risultano molto più rilevanti degli incentivi economici.






































