Aprire la porta di casa a chi indossa una divisa o esibisce un tesserino sembra la scelta più istintiva e sicura. Eppure, è proprio su questa fiducia incondizionata nelle istituzioni che fanno leva i malintenzionati più spregiudicati. L’ultimo capitolo di questa spietata tipologia di crimine arriva da Torino, dove le forze dell’ordine hanno smascherato una coppia di truffatori seriali.

Il piano: finti controlli e raggiri

Tra gennaio e marzo 2026, Torino e la sua provincia sono state teatro di una serie di colpi mirati, studiati a tavolino per colpire la fascia più vulnerabile della popolazione: le persone anziane.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile, i due uomini adottavano un copione collaudato e crudele. Si presentavano alla porta delle vittime fingendosi appartenenti alle forze dell’ordine o tecnici comunali. La scusa era sempre la stessa: simulare un controllo urgente per presunti furti appena avvenuti nel condominio o nel quartiere.

Una volta carpita la fiducia dei padroni di casa e superato l’ingresso, i due entravano in azione ripulendo le abitazioni. Il bilancio di questi primi mesi dell’anno è pesante: una rapina pluriaggravata e ben sette furti in abitazione, per un bottino complessivo che supera i 100mila euro, costituito dai risparmi di una vita, contanti, orologi di valore e gioielli di famiglia.

Un “raggiro” antico

La truffa del “falso funzionario” ha radici lontane e sfrutta un meccanismo psicologico ben noto nella storia della criminologia. Già nei primi decenni del Novecento, l’abito o la divisa venivano utilizzati dai truffatori (i cosiddetti “artisti della truffa” o confidence men) per bypassare il naturale senso di allarme delle vittime.

I truffatori moderni, proprio come i loro predecessori, non scassinano serrature: manipolano il senso civico e la paura. Sfruttano l’ansia generata dalla notizia di un finto pericolo (il “furto nel palazzo”) per proporsi come salvatori, trasformandosi un attimo dopo nei veri carnefici.

L’indagine e le misure cautelari

La corsa dei due criminali si è però fermata. Al termine di un’articolata indagine, la Procura ha richiesto e ottenuto dal gip del Tribunale di Torino un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare. Il provvedimento è stato notificato ai due uomini direttamente all’interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, dove si trovavano già detenuti per altre cause.

Il monito delle vere forze dell’ordine rimane uno solo: non aprite mai la porta a sconosciuti, anche se in divisa o muniti di tesserino, senza aver prima contattato il 112 per una rapida verifica. Proteggere chi è più fragile passa anche da questa semplice, fondamentale abitudine.

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