La collina torinese, con i suoi scorci suggestivi e i suoi ciliegi famosi in tutta Italia, evoca da sempre un’atmosfera di assoluta quiete signorile. Eppure, la cronaca recente ha bruscamente spezzato questa percezione di totale sicurezza. Nella tarda serata di mercoledì 8 luglio 2026, una villetta di via Circonvallazione a Pecetto Torinese è diventata lo scenario di un vero e proprio incubo a porte chiuse, dove una donna di 59 anni è rimasta nelle mani di tre malviventi per oltre un’ora e mezza.
Un’ora e mezza di puro terrore
Tutto è iniziato quando la padrona di casa, approfittando della momentanea assenza del marito (noto imprenditore tessile con attività a Trofarello) e del figlio, usciti per una cena, si trovava da sola nell’abitazione. Il primo segnale di pericolo è arrivato dal giardino: l’improvvisa accensione delle luci esterne ha insospettito la donna, che però non ha fatto in tempo a mettersi al sicuro. In pochi istanti, un uomo con il volto travisato ha risalito di corsa le scale, raggiungendola e costringendola a sedersi per poi legarle le mani con una corda.
Subito dopo sono subentrati due complici. La situazione è precipitata quando uno dei rapinatori ha estratto una pistola, puntandola alla fronte e poi direttamente in bocca alla vittima. Un gesto di estrema violenza psicologica, finalizzato a terrorizzare la donna per farsi rivelare l’ubicazione di una cassaforte che, in realtà, all’interno della villa non era nemmeno presente.
Il bottino e la fuga dei malviventi
Capito che non c’era alcuna cassaforte da scassinare, il commando ha letteralmente messo a soqquadro l’intera dimora, sfregiando arredi e devastando i cassetti alla ricerca di qualunque oggetto di valore. Secondo le prime testimonianze raccolte, i tre parlavano un italiano fluente ma tradito da una marcata inflessione dell’est europeo.
Dopo aver accumulato un bottino consistente, composto da orologi di pregio, capi d’abbigliamento firmati e gioielli di famiglia, i banditi si sono dileguati, non prima di aver rivolto un’ultima e pesante minaccia alla cinquantanovenne: se si fosse mossa, avrebbero teso un agguato mortale al marito al suo rientro.
Le indagini affidate ai Carabinieri
Non appena l’oscurità e il silenzio sono tornati in giardino, segno dell’avvenuto allontanamento dei criminali, la donna è riuscita a liberarsi parzialmente, ha chiuso a chiave la porta della camera da letto e ha chiamato i propri familiari, che hanno immediatamente allertato il 112. I carabinieri della compagnia di Chieri sono giunti sul posto nel giro di pochissimi minuti, avviando i rilievi scientifici e le prime attività investigative.
Un aiuto fondamentale per dare un volto e un nome ai responsabili potrebbe arrivare dalla tecnologia. Le telecamere di sicurezza di un’abitazione vicina hanno infatti ripreso i tre banditi insieme a un quarto complice, che li attendeva poco distante a bordo di un’auto con il motore acceso, pronta per la fuga.
Una vulnerabilità che interroga il territorio
Questo drammatico episodio riaccende inevitabilmente il dibattito sulla sicurezza nelle zone residenziali e collinari, spesso isolate e per questo nel mirino della criminalità organizzata. Resta la ferita profonda per una comunità da sempre abituata alla tranquillità, e lo shock per una violenza che, fortunatamente, non ha lasciato lesioni fisiche gravi, ma i cui strascichi psicologici richiederanno molto tempo per essere superati.





































