L’ombra del generale si allunga sui palazzi romani. Il recente terremoto elettorale di Vigevano, dove la lista legata a Roberto Vannacci ha superato di slancio il 14% sbaragliando i candidati di Fratelli d’Italia e Lega, non è un semplice scivolone locale. È il sintomo di un malessere molto più profondo che sta togliendo il sonno ai vertici della maggioranza. Sebbene alcune posizioni internazionali di Futuro Nazionale — come le dichiarazioni di sostegno a Israele — abbiano fatto storcere il naso a una nicchia di puristi, la verità è che alla stragrande maggioranza dell’elettorato le questioni geopolitiche interessano poco. Il voto che spinge il generale è viscerale, ancorato ai problemi di tutti i giorni.
La conquista delle periferie: oltre il voto di pancia
La vera prateria politica di Vannacci si estende ben lontano dai salotti televisivi: si trova nelle periferie urbane. Qui, il generale sta intercettando la frustrazione di chi vive quotidianamente il degrado. È il voto di chi non tollera più l’arroganza delle baby gang, l’onnipresenza degli spacciatori, le aggressioni dei cosiddetti maranza o l’insistenza dei borseggiatori sui mezzi pubblici.
In questi quartieri, la percezione è chiara: i cittadini si sentono cittadini di serie B, schiacciati da un mercato del lavoro impoverito e da politiche di accoglienza che sembrano premiare solo chi arriva da fuori. È una fascia di popolazione che guarda con profondo fastidio alla “sinistra al caviale”, percepita come un’élite intellettuale pronta a intonare Bella Ciao ma del tutto scollegata dalla cruda realtà di chi subisce un’inclusione imposta e mal gestita.
L’eco della Decima e il richiamo dell'”Uomo Qualunque”
Non è un caso che Vannacci continui a inserire nei suoi discorsi riferimenti divisivi, come quello alla Decima MAS. Se da un lato l’evocazione di questo corpo militare della Repubblica Sociale Italiana fa indignare le istituzioni, dall’altro è una mossa calcolata per marcare una distanza siderale da una certa narrazione progressista, accusata di guardare sempre nello specchietto retrovisore della storia per non affrontare le vere sfide di domani.
C’è un precedente storico affascinante in queste dinamiche: nell’immediato dopoguerra italiano, il commediografo Guglielmo Giannini fondò il Fronte dell’Uomo Qualunque. Esattamente come accade oggi, quel movimento raccolse il malcontento della borghesia impoverita e delle periferie, stanche della retorica dei grandi partiti tradizionali e desiderose solo di ordine e normalità. Oggi, le piazze di Vannacci sembrano ricalcare proprio quel bisogno di dare voce all'”uomo della strada” contro le élite.
Il centrodestra nella morsa del politicamente corretto
Di fronte a questa ondata, il centrodestra di governo appare ingessato. Nel tentativo di accreditarsi a livello istituzionale ed europeo, l’esecutivo ha spesso ammorbidito i toni, rifugiandosi in un approccio politicamente corretto per schivare le polemiche. Eppure, le critiche arrivano lo stesso.
Le rassicurazioni ufficiali su record di occupazione, tenuta del potere d’acquisto e controllo della sicurezza stridono pesantemente con la percezione reale delle strade. Anche le recenti operazioni per liberare le case popolari dalle occupazioni abusive, per quanto lodevoli, rischiano di essere solo una goccia nell’oceano. Per ogni decina di famiglie oneste a cui viene restituito un alloggio, ci sono decine di migliaia di cittadini esasperati dalla criminalità di strada.
I numeri parlano chiaro e il disagio delle periferie non si può silenziare con le statistiche rassicuranti scritte nei ministeri. Vannacci ha intuito questo scollamento e ci ha costruito sopra la sua fortezza elettorale. Chi governa dovrà decidere in fretta se continuare a ignorare questa faglia o se scendere dal piedistallo per affrontare la realtà, sporcandosi di nuovo le mani con i problemi veri delle città.





































