(Adnkronos) – Nessuno dei due principali blocchi, quello del premier Benjamin Netanyahu e quello dell’ex capo delle Idf Gadi Eisenkot, ha ottenuto la maggioranza dei seggi alla Knesset nelle elezioni parlamentari che si sono svolte ieri in Israele e che hanno registrato un’affluenza storica. Quindi senza il sostegno delle due liste arabe, che insieme hanno ottenuto una forza senza precedenti, nessuno dei due blocchi riuscirĂ  a formare una coalizione di governo. Cosa succederĂ , quindi, ora in Israele? Tre, secondo Haaretz, gli scenari possibili. 

Innanzitutto un governo di minoranza, che però sembra essere uno scenario sempre piĂą improbabile. Secondo i risultati parziali, infatti, il blocco guidato da Eisenkot è in svantaggio rispetto al blocco di Netanyahu, sempre escludendo i partiti arabi. Ciò richiederebbe l’astensione della Lista Unita di Yousef Jabareen e il voto favorevole di almeno un parlamentare, o forse di piĂą, del partito Ra’am, guidato da Mansour Abbas. In queste circostanze, anche se i risultati finali mostrassero un pareggio tra i due blocchi, le possibilitĂ  di formare un governo di minoranza appaiono estremamente esigue, nota Haaretz. Avigdor Lieberman e Naftali Bennett, leader dei partiti di opposizione Yisrael Beiteinu e Insieme, si sono sempre detti contrari a un simile governo, ma nelle ultime ore non hanno parlato di un simile scenario.  

Un governo di unitĂ  nazionale sarebbe invece il modo con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu riuscirebbe a restare al potere. In tal caso, i due scenari ora sul tavolo sono la formazione di un governo di unitĂ  nazionale o nuove elezioni. Nel suo discorso di stanotte, Netanyahu ha ringraziato i suoi “partner leali” e ha dichiarato che “la maggioranza sionista deve unirsi”. Gli esponenti politici hanno letto le sue parole come un messaggio ai suoi alleati di blocco, ovvero i leader di estrema destra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, così come i partiti Haredi. Quindi una dimostrazione della sua intenzione di preservare l’alleanza con loro. Netanyahu dovrĂ  però affrontare diverse pressioni, sia all’interno di Israele, compreso il presidente Isaac Herzog, sia soprattutto da attori internazionali preoccupati per la formazione di un governo di destra e che vorrebbero il blocco di Eisenkot incluso nel prossimo esecutivo. Fonti politiche citate da Haaretz ritengono che anche il presidente statunitense Donald Trump potrebbe intervenire e spingere per la formazione di un governo di questo tipo. Il blocco di Eisenkot, però, ha ottimi motivi per mantenere la parola data e rifiutare un governo di unitĂ  nazionale, soprattutto perchĂ© significherebbe dipendere da Netanyahu. All’interno del blocco c’è il timore che, anche se uno dei partiti accettasse di entrare a far parte di un governo di unitĂ  nazionale, Netanyahu potrebbe farlo cadere da un momento all’altro. 

Nuove elezioni: una scommessa sulla bassa affluenza alle urne. L’ipotesi prevalente tra gli esponenti politici è che nuove elezioni siano una possibilitĂ  concreta, nonostante l’affluenza alle urne eccezionalmente alta. Netanyahu potrebbe puntare su questo, scommettendo che l’elevata partecipazione degli elettori arabi non si ripeterĂ  alle prossime elezioni e che gli israeliani arrivati dall’estero per votare non lo faranno piĂą. Per ora, Netanyahu si concentrerĂ  sul consolidamento del suo controllo sulla Knesset e sulla permanenza alla guida del governo provvisorio, in qualitĂ  di primo ministro. Se il blocco di Eisenkot sostenesse nuove elezioni, potrebbe tentare di sostituire Netanyahu e il presidente della Knesset prima di sciogliere il Parlamento. Una simile mossa richiederebbe la cooperazione con i partiti arabi, un’opportunitĂ  che Netanyahu cercherebbe di sfruttare. 

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