(Adnkronos) – Sono stati arrestati i tre presunti esecutori dell’omicidio di Francesco Diviesti, parrucchiere di 26 anni, di Barletta, scomparso il 25 aprile dell’anno scorso a Canosa di Puglia e ritrovato senza vita quattro giorni dopo nelle campagne tra Canosa e Minervino Murge. L’arresto è avvenuto nell’ambito dell’operazione congiunta, relativa anche ad indagini transnazionali, svolta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana in Albania. Ha operato una squadra investigativa comune costituita con il sostegno e il coordinamento di Eurojust. Due le misure cautelari eseguite. Quindici in tutto gli arresti. Nelle indagini rientra il riciclaggio internazionale di denaro contante tra Italia e Albania che sarebbe stato gestito da un gruppo strutturato e organizzato, con sede a Tirana.  

L’attività investigativa relativa al gruppo dedito al riciclaggio è stata svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari, con il contributo delle autorità albanesi e dell’ufficio dell’esperto per la sicurezza di Tirana. Ed è stato grazie a queste indagini che la Polizia di Stato della Bat e la stessa Dia, anche con il coordinamento iniziale della Procura della Repubblica di Trani, hanno ricostruito l’omicidio Diviesti. 

Con il primo provvedimento, emesso dal gip di Bari, sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di un cittadino albanese, ritenuto autore materiale dell’omicidio, e di due italiani, un uomo ed una donna, di Barletta, che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del reato e non avrebbero riferito all’autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza. Lo stesso Diviesti, da quanto è emerso, sarebbe stato anche vittima di una tentata estorsione.  

Ed infine, nello stesso ambito investigativo, è stata contestata anche la detenzione ed il porto in luogo pubblico di una pistola, successivamente sequestrata, utilizzata per effettuare, in aperta campagna, una esercitazione ‘a fuoco’ con l’esplosione di 25 colpi.  

 

Nella tarda serata del 25 aprile Diviesti era stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta ed era poi stato condotto all’interno di alcune grotte in una zona isolata sull’Alta Murgia, nelle campagne di Canosa, dove venne colpito, a distanza ravvicinata, da cinque colpi esplosi da due pistole prima di essere bruciato all’interno di alcuni copertoni, con l’intento di sopprimerne il cadavere, secondo una metodica che riporta alla memoria la tecnica mafiosa già utilizzata negli anni ’90 nel territorio della Bat.  

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