Il 16 ottobre oltre 2.000 studenti hanno sfilato per le vie di Torino e il corteo è arrivato davanti all’Ufficio scolastico regionale, dove sono volate le uova. Nei giorni prima erano state occupate diverse scuole superiori, con tensioni e danneggiamenti. A nessuno è sembrato strano che succedesse in ottobre: le proteste studentesche partono quasi sempre in questo periodo. La domanda è perché.
Una coincidenza di calendari
La risposta più semplice è che a ottobre si incrociano tre calendari diversi.
Il primo è quello della scuola. In Piemonte le lezioni ricominciano a metà settembre. A ottobre le classi sono già formate, gli orari sono stabili e gli studenti hanno visto in prima persona cosa non funziona: aule fredde o fatiscenti, cattedre vuote, spese a carico delle famiglie. A Torino i ragazzi del corteo hanno contestato proprio i costi in aumento e il degrado degli edifici.
Il secondo è quello dei rappresentanti. Nelle scuole superiori le elezioni dei rappresentanti di classe e di istituto si tengono tra la fine di ottobre e l’inizio del trimestre. È il momento in cui nascono i collettivi, si organizzano le assemblee e si decidono le mobilitazioni.
Il terzo è quello del governo. La legge di bilancio viene preparata in autunno: il documento programmatico va a Bruxelles a metà ottobre e la manovra arriva in Parlamento poco dopo. È il periodo in cui si decidono i fondi per la scuola, e chi vuole farsi sentire sa che dopo sarà tardi. Non a caso a Torino gli studenti hanno chiesto più soldi per le scuole.
Un copione che si ripete
Il fenomeno non è nuovo. Nell’autunno 2008 la riforma Gelmini portò in piazza migliaia di studenti in tutta Italia. Nel 2015 a Torino un corteo contro la Buona Scuola finì con momenti di tensione. Ogni volta il governo era al lavoro su una riforma o su una manovra e la scuola era appena ripartita.
C’è poi un fattore più banale: a ottobre il tempo regge ancora, si può occupare un’aula e sfilare per strada senza il freddo di dicembre. E non c’è ancora il peso delle verifiche di fine quadrimestre.
Quanto durerà
Il rischio, da sempre, è che l’onda d’autunno si esaurisca prima di ottenere qualcosa. Il copione si è ripetuto anche stavolta: a Torino un manifestante ha avvertito che se questa settimana le scuole occupate erano trenta, la prossima saranno cento. Ma le occupazioni stancano in fretta, e i danni agli istituti, come hanno ricordato il sindaco Stefano Lo Russo e altri, rischiano di far parlare più dei teppisti che delle richieste.
Se vogliono essere ascoltati, gli studenti dovranno resistere oltre l’autunno e tenere una richiesta sola. Quella che a Torino tutti possono controllare di persona è lo stato delle aule.






































