(Adnkronos) – “E adesso, daje”. Jimmy Spithill lo dice col sorriso, cercando di scandire le sillabe con l’entusiasmo di chi ormai si sente dentro il progetto italiano. È la parola che il Ceo, fondatore e Co-proprietario del Red Bull Italy SailGp Team usa parlando della nuova tappa del campionato SailGp a Roma, il segnale di quanto l’avventura del team azzurro sia diventata qualcosa più di una semplice sfida. In appena un anno, la squadra è passata dall’esordio alle prime vittorie. Adesso guarda avanti, con l’ambizione di trasformare l’Italia in una delle piazze centrali del circuito.  

“Il tempo – racconta Spithill all’Adnkronos – è passato in fretta, mi sembra di aver cominciato ieri, con la presentazione della squadra. Come succede in tutti gli sport, quando entri in una competizione nuova serve tempo per costruire qualcosa. Abbiamo creato una cultura molto positiva all’interno del team. Se penso agli ultimi eventi, abbiamo conquistato il primo podio, poi la prima vittoria e subito dopo la seconda. È stato incredibile. Oggi abbiamo un gruppo che unisce talento ed esperienza”. Dietro ai risultati, però, c’è soprattutto un lavoro ossessivo sui dettagli. Analisi dei dati, video, comunicazioni in gara: tutto viene studiato e discusso. “Gli atleti – spiega Spithill, skipper da record con un passato in Luna Rossa – lavorano di continuo sulle informazioni. Guardano le statistiche, si rivedono in azione, ascoltano le comunicazioni di bordo. La cosa affascinante è il livello di condivisione. I ragazzi si confrontano durante le regate e anche dopo. Non ci sono molte competizioni in cui si lavora così”. In questi mesi, il team ha imparato anche a conoscere il pubblico italiano. E la risposta è andata oltre le aspettative. “Abbiamo capito molto meglio cosa cercano gli appassionati nel nostro sport. La fan base esiste ed è fortissima. È incredibile andare a New York o in Australia e trovare persone con il tricolore pronte a fare il tifo per noi. Questa cosa continua a sorprendermi”.  

L’effetto più interessante riguarda i più giovani. Per Spithill, SailGp sta diventando un riferimento sportivo e professionale anche per chi cresce guardando le gare da casa o dagli spalti. “Nel calcio, un ragazzo si allena e sogna di giocare nel Milan o nella Juventus. Oggi credo che qualcosa di simile possa accadere anche nella vela. Il fatto di avere una stagione regolare, un circuito stabile e un torneo riconoscibile a livello mondiale crea opportunità mai viste e ispira tanti giovani”. La crescita del team passa dalla costruzione di una rosa sempre più profonda. Un aspetto decisivo in uno sport dove la continuità fa la differenza. “Nel professionismo – sottolinea Spithill – bisogna sempre pensare alla performance, ma anche alla profondità della squadra. Abbiamo atleti straordinari ed esperti come Phil Robertson, ma anche giovani molto talentuosi che stanno crescendo, come Jana Germani e Maelle Frascari. È un fattore che può fare la differenza”. 

E poi c’è Roma. Una tappa italiana, presentata oggi, che per SailGp rappresenta molto più di una semplice aggiunta al calendario. Spithill ne è sicuro: “Penso che sia un momento enorme per il movimento, c’è sempre qualcosa di speciale nel gareggiare davanti al proprio pubblico. Roma è una città iconica, perfetta per un evento di questo livello. Non soltanto dal punto di vista sportivo, ma anche commerciale e televisivo. Avere una tappa fissa in una stagione regolare permette di pianificare, promuovere e costruire qualcosa di importante nel tempo. Basta guardare a cosa rappresenta il Gran Premio di Monza per la Formula 1”. Anche i numeri raccontano un’evoluzione precisa del campionato. “Circa il 20% della nostra audience arriva dal mondo della vela. L’altro 80% invece è composto da appassionati di ‘racing sport’, come Formula 1 o MotoGp. Per noi è un dato molto positivo, significa che i margini di crescita sono notevoli. E poi c’è l’esperienza dal vivo: gli stadi di SailGp riescono a creare un’atmosfera simile a quella del tennis o del calcio. Il pubblico è vicino agli atleti, si sente il calore. È speciale”. L’obiettivo finale resta uno soltanto. Lo suggerisce la carriera straordinaria di Spithill, il più giovane skipper dell’America’s Cup, ma anche il più giovane vincitore della coppa: “Vogliamo conquistare il campionato. Sappiamo di essere ancora una squadra giovane e di competere contro i migliori al mondo, ora dobbiamo continuare a costruire cultura, relazioni e solidità”. I segnali sono incoraggianti. (di Michele Antonelli) 

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