La scena dell’elettronica underground sotto la Mole ha un passato glorioso, ma questo fine settimana la voglia di fare festa si è scontrata con un massiccio dispositivo di sicurezza. La polizia di Stato ha infatti intercettato e bloccato sul nascere due grandi eventi musicali non autorizzati che avrebbero dovuto animare, o disturbare (a seconda dei punti di vista), le notti torinesi. Al centro delle operazioni due polmoni verdi della città: i centralissimi Giardini Reali e il Parco della Colletta.
“Disconi Reali”: il free party mancato nel cuore storico
Il primo tentativo di accendere le casse era previsto per la tarda serata di venerdì proprio ai Giardini Reali. È curioso pensare come quest’area, nata per essere il rifugio esclusivo e la passeggiata privata dei sovrani sabaudi, stesse per trasformarsi nella pista da ballo di un evento ribattezzato ironicamente “Disconi Reali”.
L’appuntamento rientrava a pieno titolo nella cultura dei free party: niente biglietti, totale autogestione e l’uso della musica techno come veicolo di dissenso contro le rigide convenzioni sociali. Tuttavia, la questura ha giocato d’anticipo. Schierando funzionari e contingenti delle forze dell’ordine in borghese e in divisa, l’area è stata letteralmente “cinturata” prima ancora che i primi bassi potessero risuonare tra i viali secolari, disperdendo i partecipanti prima dell’inizio ufficiale.
Parco della Colletta: furgoni bloccati e presidi interforze
Il copione si è ripetuto tra sabato e domenica, spostandosi verso l’area nord-est della città, al Parco della Colletta. Questo parco, incastonato tra i fiumi Po e Dora Riparia, è diventato di recente un crocevia per raduni spontanei che uniscono la galassia antagonista a diverse comunità di origine sudamericana. Le feste ad altissimo volume delle scorse settimane, capaci di radunare centinaia di giovani, avevano fatto scattare l’allarme e le lamentele del vicinato.
Il blocco logistico: fermati gli amplificatori
Questa volta la risposta delle istituzioni è stata corale e strutturata. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e agenti della polizia locale hanno presidiato ogni accesso fin dalle ore del pomeriggio. La strategia vincente non è stata inseguire la folla nel parco, ma tagliare i rifornimenti logistici: le volanti hanno semplicemente impedito il transito dei furgoni carichi di enormi amplificatori, casse e generatori di corrente. Senza le attrezzature necessarie per montare il “muro” di casse, l’evento si è spento in modo pacifico prima ancora di cominciare.
Il difficile equilibrio tra spazi giovanili e regole
Torino, che negli anni ’90 è stata la culla italiana della musica elettronica (è impossibile non pensare alle notti magiche e caotiche dei Murazzi), si trova oggi a dover gestire un’eredità culturale complessa. Da un lato c’è l’esigenza indiscutibile di garantire la sicurezza urbana e il diritto al riposo dei residenti; dall’altro, i continui tentativi di organizzare eventi “liberi” e gratuiti dimostrano che la fame di aggregazione giovanile dal basso è un fenomeno pulsante e impossibile da ignorare. È una partita aperta, dove il confine tra il bisogno fisiologico di fare rumore e la necessità di rispettare gli spazi comuni richiede soluzioni che vadano oltre la sola repressione.





































