È ormai di qualche giorno fa la notizia della bambina di 9 anni afroamericana che a Rochester, negli USA, dopo aver minacciato di suicidarsi e uccidere la madre, è stata arrestata da sei agenti di polizia.

La bambina durante l’arresto è stata strattonata violentemente e gli è stato spruzzato dello spray al peperoncino per limitarne la vista. Per il comportamento di questi agenti nei confronti di una bambina di 9 anni, nessun attivista dei Black Lives Matter ha improvvisato guerriglie urbane come per altri casi analoghi in cui degli afroamericani venivano malmenati o addirittura uccisi.

La domanda che sorge spontanea è perché un caso del genere è stato così sottovalutato da questa organizzazione che si batte proprio per questi episodi definiti da loro “violenze razziali”, a maggior ragione se la “vittima” è una ragazzina di neanche 10 anni. E caso vuole che alla presidenza degli Stati Uniti si sia appena insediato Joe Biden, che aveva anch’egli contestato a suo tempo il trattamento riservato ai neri da parte degli agenti americani.

Sembrerebbe dunque che i BLM siano nati più come associazione atta ad infangare il nome e le attività politiche svolte dal precedente presidente Donald Trump, anziché per combattere per i diritti dei neri.
Anche i media nostrani hanno riportato questo fatto di cronaca, ma non gli hanno dato tanto peso quanto gliene avrebbero dato nei mesi precedenti all’Election Day.
A chi invece sorgesse il dubbio nel momento in cui pensasse “ma la bambina stava per commettere un crimine”, beh anche George Floyd non era un Santo…

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