Le terre del Canavese, con i loro fitti boschi che si estendono all’ombra delle Alpi Graie, sono da sempre custodi di storie silenziose. Fin dai tempi antichi, la fitta vegetazione di queste valli ha offerto rifugio a contrabbandieri, fuggiaschi e cospiratori. Tuttavia, l’alleanza tra la natura e il segreto ha assunto una piega decisamente più oscura nei pressi di Bosconero. Quello che a prima vista appariva come un tranquillo angolo di macchia verde, nascondeva in realtà un vero e proprio hub logistico del narcotraffico, un deposito sotterraneo capace di alimentare un giro d’affari milionario.

All’alba del 29 maggio 2026, il silenzio della campagna è stato interrotto da un blitz coordinato dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Ivrea. L’operazione ha portato alla luce un impressionante arsenale di armi e un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti, culminando con l’arresto di due uomini: un cittadino albanese di 48 anni e un italiano di 33 anni (indicato in alcune fonti investigative come 34enne), entrambi già noti alle forze dell’ordine.

La pista torinese e il primo nascondiglio a Bosconero

L’indagine, che ha visto la collaborazione delle stazioni della Val Chiusella e del Canavese (Ivrea, Settimo Vittone e Rivarolo Canavese), è partita da Torino. Durante la perquisizione nell’abitazione del quarantottenne albanese, i militari hanno rinvenuto quasi diecimila euro in contanti, una somma di cui l’uomo non ha saputo giustificare l’origine.

Le intuizioni degli investigatori hanno poi spostato il raggio d’azione a Bosconero, in un’area boschiva considerata nella disponibilità esclusiva dell’indagato. Sotto una lamiera abilmente mimetizzata tra i cespugli, è stato scoperto il primo stock della merce: oltre un chilo e mezzo di cocaina, mezzo chilo di hashish e tutto il necessario per il taglio e il confezionamento delle dosi. Ma questo era solo l’inizio.

Il fiuto dei cani e l’arsenale sepolto

Il vero cuore del deposito clandestino è stato individuato poco dopo, nel terreno di pertinenza dell’abitazione del trentatreenne italiano. Qui è stato fondamentale l’intervento delle Aliquote di Primo Intervento di Torino e, soprattutto, delle unità cinofile di Volpiano. Grazie al fiuto infallibile dei cani antidroga e antiesplosivo, i militari hanno iniziato a scavare in punti precisi del giardino.

Sotto diversi strati di terra sono emersi grandi contenitori di plastica sigillati, pensati per proteggere il contenuto dall’umidità del suolo. All’interno erano custoditi 7 chilogrammi di cocaina e oltre 6,5 chili di hashish in involucri termosaldati.

Insieme alla droga, lo scavo ha restituito un inquietante arsenale da guerra, in parte provento di furti passati:

  • Un fucile semiautomatico
  • Una doppietta modificata a canne mozze
  • Cinque pistole di vario calibro (tra cui un revolver)
  • Due armi di fabbricazione artigianale perfettamente idonee allo sparo
  • Centinaia di munizioni

Un colpo al cuore del mercato illegale

In totale, la quantità di stupefacenti sottratta alle piazze di spaccio piemontesi sfiora i 9 chili di cocaina e i 7 chili di hashish. Secondo le stime della Procura eporediese, se questa merce fosse arrivata al mercato del dettaglio avrebbe potuto fruttare ben 3,5 milioni di euro.

L’uso di seppellire armi e beni preziosi nei boschi non è una novità per la cronaca criminale, ma affonda le radici nelle tattiche di guerriglia e nel banditismo rurale dell’Ottocento, quando i fitti boschi piemontesi offrivano nascondigli inaccessibili alle guardie regie. Oggi, le organizzazioni criminali applicano gli stessi metodi arcaici per cercare di sfuggire alle moderne tecnologie di sorveglianza, affidandosi alla cecità della terra.

I due indagati si trovano ora nel carcere di Ivrea. Il cittadino albanese dovrà rispondere di detenzione di ingenti quantità di stupefacenti, mentre per il complice italiano si aggiungono le gravi accuse di detenzione illegale di armi comuni da sparo, ricettazione e possesso di armi clandestine. L’intera area e il materiale rinvenuto sono stati posti sotto sequestro, mentre le indagini proseguono per individuare la rete di distribuzione e i canali di approvvigionamento di questo imponente traffico.

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