Una partita di calcio dovrebbe rappresentare novanta minuti di pura passione, non una lotta per la sopravvivenza. Eppure, per Marco Leonardo Basoccu, trentaseienne piemontese trapiantato a Milano, il derby della Mole dello scorso 24 maggio si è trasformato in un incubo. Marco, un professionista stimato che di mestiere fa il commercialista, si trovava fuori dallo stadio Olimpico Grande Torino per seguire la sua Juventus. Oggi, mentre si sta faticosamente riprendendo dopo giorni passati nel reparto di rianimazione dell’ospedale Molinette, emerge una testimonianza che potrebbe ribaltare completamente la ricostruzione ufficiale dei fatti.

Il mistero del colpo alla nuca

Nei giorni immediatamente successivi agli scontri, le prime indiscrezioni parlavano di una bottiglia di vetro volata dalla folla. Una dinamica che aveva lasciato parecchi dubbi, considerando la gravità del trauma cranico riportato dal ragazzo. A gettare una luce del tutto nuova su quei momenti di caos è Luca Dalle Crode, l’autista del pullman che aveva accompagnato la frangia juventina dei Viking.

Ascoltato dagli inquirenti, Dalle Crode ha fornito un resoconto lucido e drammatico. Si trovava a bordo del mezzo, con una visuale chiara sull’ingresso del settore ospiti, quando ha visto Marco correre in direzione dello stadio. Poi, l’impatto fatale. Non un oggetto contundente scagliato a casaccio, ma qualcosa di molto diverso. L’autista ha dichiarato di aver avvertito un tonfo sordo, intenso. Subito dopo, ha visto il giovane colpito violentemente alla nuca, una dinamica che dimostra come Marco stesse dando le spalle al pericolo, intento solo a mettersi al riparo.

Il dettaglio del lacrimogeno ad altezza uomo

È la precisione chirurgica del testimone a far riflettere gli investigatori. Dalle Crode ha descritto due elementi che si sarebbero staccati dal proiettile al momento dell’urto: un dischetto a forma di ciambella e un involucro di plastica. Una descrizione tecnica che punta direttamente verso un candelotto lacrimogeno.

Ma c’è un dettaglio ancora più inquietante. Storicamente, l’uso dei lacrimogeni per la gestione dell’ordine pubblico negli stadi ha regole severissime: i candelotti devono essere sparati con una traiettoria a parabola, proprio per evitare che si trasformino in armi letali. L’autista, invece, sostiene che in quei frangenti concitati i lacrimogeni venissero sparati con un tiro teso, ad altezza uomo. Una pratica vietata e pericolosissima che nel calcio italiano, fin dai tragici anni ’70 con l’assurda morte del tifoso laziale Vincenzo Paparelli (ucciso da un razzo nautico sparato da una curva all’altra a tiro teso), ci ricorda come i proiettili aerei fuori controllo possano spezzare vite innocenti in una manciata di secondi.

L’inizio del dramma e i soccorsi

Subito dopo l’impatto, la visuale si è annebbiata per via del fumo denso. Dal racconto di Dalle Crode emerge l’immagine straziante di Basoccu che barcolla, disorientato. È stata una ragazza a tentare disperatamente di tamponare la copiosa emorragia dietro l’orecchio e sulla nuca, aiutata dall’autista che ha fornito della carta. Nei primi, decisivi minuti, Marco era ancora cosciente e chiedeva solo dell’acqua, prima che la situazione precipitasse costringendo i medici a un delicatissimo intervento neurochirurgico.

La magistratura torinese è ora al lavoro su testimonianze e filmati per accertare ogni responsabilità.

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