(Adnkronos) –
“Gli Stati Uniti hanno violato la tregua, risponderemo”. L’Iran annuncia scontri nello Stretto di Hormuz e accusa gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco. Il Centcom, il comando centrale americano, fornisce una versione opposta: “Abbiamo risposto a attacchi non provocati”.
Il comando militare centrale iraniano sostiene che gli Usa abbiano “preso di mira una petroliera iraniana che si spostava dalle coste nella regione di Jask verso lo Stretto di Hormuz, così come un’altra nave che entrava nello Stretto di Hormuz di fronte al porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti”. Nelle stesse ore, i media di Teheran riferiscono di esplosioni a Teheran, Bandar Abbas e Minab.
Gli Usa, sottolinea un comunicato citato dalla televisione di Stato, avrebbero condotto attacchi anche in altre zone del sud “in collaborazione con alcuni paesi della regione”. Le forze iraniane “hanno immediatamente e per rappresaglia attaccato navi militari americane”. L’agenzia Tasnim, in particolare, rende noto che tre cacciatorpediniere statunitensi sono stati attaccati da missili e droni. Secondo l’agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, le forze armate di Teheran hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con il “nemico” nei pressi dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz: “Le sezioni commerciali del molo Bahman, sull’isola, sono state colpite durante uno scambio di fuoco tra le forze armate della Repubblica islamica e il nemico”.
“Il 7 maggio, le forze statunitensi hanno intercettato attacchi iraniani non provocati e hanno risposto con attacchi di autodifesa mentre i cacciatorpediniere lanciamissili della Marina statunitense attraversavano lo Stretto di Hormuz diretti al Golfo dell’Oman”, è la versione del comando centrale americano (Centcom).
“Le forze iraniane hanno lanciato diversi missili, droni e piccole imbarcazioni mentre le navi USS Truxtun, USS Rafael Peralta e USS Mason transitavano nel passaggio marittimo internazionale. Nessun obiettivo statunitense è stato colpito”, prosegue il Centcom in una nota. Il comando rende noto di aver “eliminato le minacce”e di aver “preso di mira le installazioni militari iraniane responsabili degli attacchi alle forze statunitensi, tra cui siti di lancio di missili e droni, postazioni di comando e controllo e centri di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Il Centcom non intende provocare un’escalation, ma rimane posizionato e pronto a proteggere le forze americane”.
Le notizie, con l’improvviso innalzamento della tensione, arrivano mentre Iran e gli Stati Uniti dialogano sul memorandum di 14 punti, raccolti in una sola pagina, che dovrebbe favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz e preparare i negoziati per porre fine alla guerra nell’arco di 30 giorni. Il piano, secondo il New York Times, prevede 3 punti “immediatamente attuabili”: la revoca del blocco navale attuato dagli Usa nello Stretto, l’apertura del braccio di mare al traffico commerciale e la fine dei combattimenti. Su queste basi, partirebbero i negoziati che nell’arco di un mese dovrebbero portare i due paesi ad un’intesa più ampia.
Il nodo, riferisce il New York Times, è rappresentato sempre dal programma nucleare di Teheran e dal destino dei 440 chili di uranio arricchito al 60%. Gli Usa chiedono la consegna delle scorte, la chiusura di 3 siti – presumibilmente Isfahan, Fordow e Natanz – e lo stop ai processi di arricchimento per 20 anni. L’Iran risponde proponendo la diluizione dell’uranio – con la riduzione del grado di arricchimento – e la consegna del materiale ad un paese terzo. Teheran sarebbe disposta a sospendere l’arricchimento dell’uranio per 10-15 anni, ma non menzionerebbe la chiusura di impianti. Secondo tre funzionari iraniani, Teheran accetterebbe di rinunciare alle attività finalizzare alla produzione di un’arma nucleare.
La strategia dell’Iran continua a snodarsi su un doppio binario. La via diplomatica non viene abbandonata ma viene accompagnata da atti concepiti come dimostrazioni di forza. Non è un caso che Teheran stia imponendo nuove regole per il transito nello Stretto di Hormuz, nel tentativo di rafforzare il controllo sulla via marittima strategica e consolidare i propri presunti vantaggi. Secondo un documento visionato dalla Cnn, il regime ha introdotto un protocollo che obbliga le navi commerciali a rispettare nuove procedure di autorizzazione, pena il rischio di attacchi. Il modulo è emesso dalla nuova Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico e deve essere compilato da tutte le imbarcazioni in transito per garantire il passaggio in sicurezza.
Il documento contiene oltre 40 domande che richiedono alle navi di fornire dettagli completi, tra cui nome, numero identificativo, eventuali precedenti denominazioni, Paese di origine e destinazione. Sono inoltre richieste informazioni sulle nazionalità di armatori, operatori e membri dell’equipaggio, oltre ai dettagli del carico trasportato. Secondo quanto riportato, i dati devono essere inviati via e-mail alla Pgsa prima del transito. In una comunicazione citata dalla Cnn, l’autorità iraniana avverte che “informazioni complete e accurate sono essenziali per la gestione delle richieste di transito” e che “ulteriori istruzioni saranno comunicate via email”, aggiungendo che eventuali dati “errati o incompleti” comporteranno la responsabilità esclusiva del richiedente.
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