Lo stupore ostentato da taluni di fronte alla misura limitativa della libertà personale denominata con la consueta plebea anglofilia italiana “green pass”, quasi che l’espressione salvacondotto risultasse offensivo delle sensibilità democratiche, mi lascia del tutto stupefatto.

Gli italiani, da vent’anni a questa parte, hanno subito incredibili e ben più gravi angherie. Sono stati privati della propria valuta sovrana, quasi che l’autonomia valutaria fosse un inutile orpello anziché un diritto inviolabile, e posti nelle mani di aggregazioni di poteri finanziari dediti al controllo usurario delle popolazioni. Hanno subito una draconiana compressione delle tutele sociali che li ha costretti a lavorare sino al raggiungimento di soglie anagrafiche del tutto innaturali.

Nel contempo hanno visto vanificare diritti che erano già stati sanciti nella loro sacralità dal Legislatore nel 1942. Per contro, con un ulteriore anglicismo normativo, denominato dall’inadeguato personaggio che lo ha ideato “job’s act“, hanno visto legittimare la libertà di licenziamento dei lavoratori assunti oltre una certa data. Hanno assistito alla violazione della dignità della nostra Nazione quando due nostri militari in missione sono stati arbitrariamente ed illegalmente detenuti per anni da un Paese che voleva semplicemente lucrare indebiti vantaggi economici attraverso un sequestro di persona legalizzato.

Hanno subito aggressioni patrimoniali da normative, anch’esse “green”, volute da chi ha imposto la sostituzione di un parco auto di milioni di vetture perfettamente funzionanti con altre ibride ed inquinanti non meno del corredo genetico e della massa cerebrale dei fautori del “gender”. Hanno assistito ad una progressiva limitazione all’utilizzo del denaro contante al fine di favorire gli interessi di quel potere non statuale che ha saputo imporci un suo rappresentante come Presidente del Consiglio, peraltro sostenuto da ex fautori della Sovranità Nazionale, sin troppo facilmente prostrati al nuovo corso degli eventi.

Chi solo oggi si indigna per l’ennesimo atto arbitrario posto in essere da un Potere non legittimato dal voto popolare denuncia un incredibile difetto della propria capacità di analisi ed attesta come uno schiavo non sia nelle condizioni di percepire il concetto, il perimetro e soprattutto il significato della parola Libertà.

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Avvocato, presidente Associazione Synergein

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